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Un'eruzione di
4000 anni fa
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Esodo incentivato per il rischio Vesuvio: dalla Regione 90 milioni di euro in tre anni
Fonte: Il Denaro
30 settembre 2003
Sono pubblicati oggi nei diciotto Comuni dell'area vesuviana, interessati al Piano del rischio Vesuvio, i bandi relativi all'erogazione dei contributi per acquistare case altrove, il cosiddetto bonus casa proposto dall’assessore regionale all’Urbanistica Marco Di Lello. La Regione Campania stanzia per il 2003 30 milioni di euro, altrettanti fondi sono stati stanziati per le annualità 2004 e 2005, per un totale di 90 milioni di euro.
I cittadini residenti da almeno cinque anni nei Comuni di Ercolano, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Torre del Greco, Torre Annunziata, Boscotrecase, Boscoreale, Trecase, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Cercola, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e Pompei ed occupanti case in affitto potranno richiedere l'erogazione fondi per acquistare le case fuori dalla zona rossa. Ad ogni richiedente sarà corrisposto un bonus fino a 30mila euro. Le domande dovranno essere inviate ai Comuni di residenza entro 45 giorni a partire da domani. Possono partecipare al bando coloro che non sono già proprietari di immobili sul territorio regionale, che non hanno ottenuto precedenti alloggi pubblici e che non hanno goduto di finanziamenti.
Fonte: Il
Mattino 4 giugno 2003
IL PROGETTO DELLA REGIONE
FRANCO MANCUSI
Buoni-casa di 25 mila euro per incentivare l’acquisto di alloggi al di fuori della zona rossa, a più alto rischio eruzione. Lotta serrata all’abusivismo edilizio, che negli ultimi vent’anni ha devastato lo scenario ambientale alle falde del vulcano. Incentivi per la riconversione economica del comprensorio, a sostegno delle imprese giovanili impegnate nei settori del turismo, della promozione culturale, della ricerca scientifica. Ed ecco il piano urbanistico disegnato dalla Regione per prevenire gli effetti di una catastrofe nell’area vesuviana. Prima o poi, quando arriverà il momento del risveglio, le comunità del circondario vulcanico dovranno farsi trovare preparate. Troppi, settecentomila abitanti, nei diciotto Comuni più vicini al cratere. Quarantamila sono già andati via, spontaneamente. Altri dovranno accettare le condizioni di una vita più tranquilla, spostandosi altrove. Nelle previsioni dell’assessore all’Urbanistica, Marco Di Lello, nei prossimi dieci anni l’esodo incentivato, concordato dalla Regione con le amministrazioni comunali, dovrebbe sfoltire di almeno centomila persone la zona a maggior rischio.
Ieri mattina, nella sede storica dell’Osservatorio Vesuviano, a Ercolano, l’ultimo check con i sindaci della zona rossa (e di San Gennaro), gli imprenditori, gli amministratori del Parco. A fine giugno l’approvazione, in Giunta, delle sette delibere comprese nel pacchetto-sicurezza dell’area vesuviana. «Una volta completato il giro di consultazioni, avviato esattamente un anno fa, saremo in grado di realizzare una svolta storica per il futuro delle comunità vesuviane», ha spiegato Di Lello, che venerdì sarà a Roma per incontrare il ministro Lunardi. Il sostegno finanziario del Governo, infatti, sarà decisivo per l’attuazione del piano regionale. I buoni-casa saranno destinati alle famiglie che non possiedono alloggi e intendano acquistarne una all'esterno dell'area a rischio, come accennato. L'assessore prevede che tale provvedimento debba essere mantenuto in vigore per 15 anni. Quest’anno la somma disponibile ammonta a 25 milioni di euro; le risorse potranno andare a beneficio di un migliaio di nuclei familiari, ma non si escludono (con l’aiuto del Governo) incrementi dei fondi a disposizione per gli anni successivi.
>>>>SEGUE
La delibera entro giugno: riguarda i 19 Comuni attorno al vulcano, dove vivono 600mila persone. Piano di riconversione turistica
«Buono-casa a chi lascia il Vesuvio»
La Regione: 25 mila euro per acquistare un’abitazione fuori dalla “zona rossa"
di MANUELA MADDALONI
Fonte: Il
Messaggero 4 giugno 2003
NAPOLI - Il Vesuvio si libererà del caos e avrà intorno a sé soltanto turisti. Niente più clacson strombazzanti, ingorghi soffocanti, cumuli di rifiuti ai piedi della montagna viola: soltanto piccoli alberghi, pensioni e bed&breakfast. La Regione Campania ha pensato alla salute del vulcano, ma soprattutto ha pensato alla salvezza di chi è costretto a vivere con un’angoscia quotidiana: gli abitanti della zona a rischio eruzione avranno una somma di denaro come incentivo per l’acquisto di una casa in posto più sicuro. Lasciare il Vesuvio e trasferirsi in una casa dove poter godere del suo panorama senza rischiare la vita può fruttare 25 mila euro. «Il progetto prevede la tutela dei cittadini – spiega Di Lello, assessore all’urbanistica della Regione – e la riqualificazione del territorio». La “zona rossa" diventerà un mega villaggio turistico e il vulcano partenopeo sarà un’attrazione e non un pericolo. «Le abitazioni dei diciannove comuni a rischio – dice Di Lello – saranno acquistate dalla Stu, una società di trasformazione del territorio e diventeranno strutture turistiche. Bed&breakfast, pensioni, piccoli alberghi».
Gli abitanti di San Giorgio a Cremano, Ercolano, Torre Annunziata, Pompei, San Sebastiano al Vesuvio e degli altri comuni della zona rossa hanno la possibilità di chiudere le finestre sull’incombente cratere e dormire sonni tranquilli in una nuova casa lontano dalle ansie di un’eruzione. Il progetto prevede il trasferimento in un anno di un migliaio di nuclei familiari e nel giro di venti anni di liberare le pendici del Vesuvio dalla brulicante vita degli uomini. «L’evacuazione di 581 mila abitanti richiede almeno due settimane di tempo – spiega Di Lello – il rischio è troppo alto e le perdite economiche notevoli. In realtà si tratta di incentivare un esodo già iniziato: l’ultimo censimento ha già registrato uno spostamento di 40 mila persone».
>>>>SEGUE
Addio al Vesuvio, con i soldi in tasca
Progetto della regione: un bonus di 25mila euro a chi lascia la casa nelle aree «a rischio eruzione»
MARIELLA PARMENDOLA
Fonte: Il
Manifesto 4 giugno 2003
Seicentomila persone in fila per lasciare la propria casa, la città, i parenti, spinte lontano dall'incubo dell'eruzione del Vesuvio. Cosa accadrebbe se una massa enorme di gente si riversasse frettolosamente in strada sull'onda emotiva creata dall'idea di un vulcano che sta per eruttare? E' la folla allarmata la preoccupazione maggiore di chi lavora al piano di evacuazione per il rischio Vesuvio. Chi vive la condizione di inquilino in uno dei 19 comuni della «zona rossa» intorno al vulcano, nei prossimi mesi potrà usufruire di un bonus di 25.000 euro per acquistare una casa fuori dall'area di maggior pericolo. E' questo il modo scelto dal presidente della regione Campania Antonio Bassolino e della sua giunta per ridurre questa preoccupazione: determinare l'esodo volontario di una parte della popolazione residente nella zona rossa, quella che per i vulcanologi è esposta al rischio più forte. Un'area estesa dalle città sorte alle pendici del Vesuvio nell'epoca delle costruzioni spensierate fino a Pompei. «Saranno i giovani ad abbandonare le nostre città», lamentano i sindaci. «Decongestionare - ricorda il vulcanologo Paolo Gasparini - vuol dire rendere più veloce un'eventuale evacuazione e quindi poter dare il segnale di fuga con minor preavviso, abbattendo il pericolo di un falso allarme».
Secondo il piano, scattato l'allarme gli abitanti della zona rossa dovranno raggiungere i punti di raccolta per partire verso le altre regioni italiane, mentre solo ai capifamiglia sarà consentito l'uso dall'auto con la quale trasportare le poche cose raccolte in fretta. Un'ipotesi che si scontra con l'effetto panico facilmente prevedibile e lo stato insufficiente delle vie di fuga in un territorio popolato da centinaia di migliaia di persone.
Ora il provvedimento sul bonus per lasciare la zona a rischio rientra in un pacchetto di delibera in via di approvazione della giunta regionale per rendere più efficare questo piano. Ad usufruire del bonus il primo anno, considerati i fondi stanziati, saranno solo mille famiglie e per l'assessore regionale all'urbanistica Marco Di Lello, che ha presentato l'iniziativa ai sindaci dell'area vesuviana, l'esodo dovrebbe avvenire nell'arco di quindici anni. Anche se molti di coloro che decideranno di usufruire del bonus si sposteranno di pochi chilometri, considerando i legami creati dall'occupazione e dai vincoli familiari, mettendo in evidenza un'altra contraddizione del piano sui confini della zona rossa. Pompei, per esempio, è interessata dall'evacuazione e la confinante Castellammare no, stesso discorso per l'altro versante più vicino al Vesuvio dove Portici è gemellata con l'Emilia Romagna che dovrà ospitare i suoi cittadini, mentre per Pomigliano d'Arco non è previsto nulla. Quindi basterà spostarsi di qualche chilometro per risolvere il problema e intascare i soldi. Mercato immobiliare permettendo. Gli appartamenti sfitti entreranno, invece, nell'ambito di competenza di una società di trasformazione territoriale che qualora il proprietari dovessero venderli li trasformerà in bed and breakfast per rilanciare il turismo....(...)
Piano Vesuvio, stretta finale con i sindaci
Fonte: Il
Mattino 7
febbraio 2003
FRANCO MANCUSI
A modello d’uomo il comprensorio vesuviano potrà tornare, forse, fra cinquant’anni. Molto prima, però, urbanisti e vulcanologi sperano di avviare a soluzione il problema del sovraffollamento dell’area più esposta ai rischi di una possibile eruzione. Non esisterà alcun piano di sicurezza credibile, insomma, finchè nei diciotto Comuni attestati alle falde del vulcano continuerà a vivere una massa di sei-settecentomila abitanti (residenti, pendolari, immigrati). E allora, entro i prossimi dieci anni sarà necessario sfoltire di almeno centomila unità il quadro demografico della zona rossa, attraverso trasferimenti volontari nell’ambito regionale, altrimenti non esisterà margine di manovra per salvarsi, in caso d’improvvisa emergenza. Tesi considerate nel piano di fuga predisposto dalla Protezione Civile nel ’96, ribadite nelle linee-guida del piano territoriale ora proposto dalla Regione. E illustrate, ieri mattina, nel corso di un vertice operativo con i sindaci dell’area vesuviana, dall’assessore all’Urbanistica, Marco Di Lello, dal vulcanologo Franco Barberi, consulente del Governatore Bassolino per i problemi della Protezione Civile, dall’urbanista Attilio Belli, coordinatore del documento che dovrà disegnare il futuro assetto della Campania.
Di Lello ha insistito sulla capacità di «governare il rischio vulcanico», sia nel comprensorio vesuviano che sull’opposta sponda dei Campi Flegrei, in una fase di assoluta tranquillità, ideale per costruire un sistema di difesa territoriale in grado di resistere a qualsiasi emergenza. Lotta serrata all’abusivismo edilizio, meno case e abitanti, niente più devastazioni ambientali. Nello stesso tempo, incentivi alle imprese turistiche, ai progetti di recupero delle risorse naturali, ai piani di trasformazione del sistema economico. Per puntare in tre diversi tempi (5, 10 e 50 anni) ad un processo di sviluppo del territorio vesuviano compatibile con le strategie di attenuazione del rischio e di massima sicurezza per le popolazioni addensate alle falde del vulcano. Strategie non più rinviabili, ha ribadito ancora una volta il professore Barberi, ricordando la particolarità del caso Vesuvio («non esiste al mondo una località a più alto rischio vulcanico, considerando l’abnorme concentrazione edilizia, spinta sino a poche centinaia di metri dal cratere»).
Segue su >>> http://www.ilmattino.it
Il Vulcano nel Mirino
Fonte: Il
Mattino 27 gennaio 2003
Dall’estero nuove notizie allarmistiche sul Vesuvio. Ancora un falso scoop, basato su equivoche informazioni scientifiche. Pompei potrebbe essere distrutta per la seconda volta, da un gigantesco tsunami, però, cioè da un maremoto. Lo scrive il Sunday Times, che anticipa i risultati di uno studio che sarà pubblicato il mese prossimo sul Journal of the Geological Society di Londra. La curiosità consiste nel fatto che a sostenere la tesi del giornale inglese è un lavoro di Alfonsa Milia, ricercatrice dell'Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Cnr di Napoli, diretto dal professor Bruno D’Argenio. Lo studio rileva l’esistenza di due grossi corpi di frana, due ”debris avalanches”, formati da materiale caotico e disorganizzato, che si troverebbero nel mare antistante il Vesuvio e sarebbero l’effetto del collasso del vulcano, provocato dalle eruzioni di 18mila e 3.400 anni fa. Dunque, non soltanto Pompei, ma l’intero arco costiero del golfo rischierebbe, con le isole, di essere travolto e devastato da una gigantesca onda anomala.
Sin qui le tesi della ricercatrice napoletana del Cnr, impegnata nell’approfondimento dell’attività vulcanica vesuviana dalla storica eruzione di trentamila anni fa. Quanto meno azzardato il parallelo del giornale inglese con gli eventi dei nostri giorni, assurdo il richiamo ai rischi di un devastante maremoto. Inevitabili i commenti critici, in qualche caso molto duri, da parte di vulcanologi e rappresentanti delle istituzioni scientifiche. Nell’intervista a parte pubblichiamo le reazioni di Giovanni Macedonio, direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Una presa di posizione netta viene anche dal professore Giuseppe Luongo, direttore del Dipartimento di Geofisica e Vulcanologia nell’università «Federico II». «Capisco che di questi tempi parlare di tsunami è diventato di moda, ma è incredibile che si diano in pasto alla gente notizie del tutto false e campate in aria. Alla gente dico di stare tranquilla, di non allarmarsi». (...)
FRANCO MANCUSI
Segue su >>> http://www.ilmattino.it
IL DIRETTORE DELL´OSSERVATORIO A NAPOLI
«Con il Vesuvio sarebbe peggio»
Un´esplosione è come una bomba atomica»
Fonte: La
Stampa - 2 gennaio 2003
NAPOLI
STROMBOLI che frana sotto il peso della lava, le onde anomale che si abbattono sui centri abitati, l´Etna che erutta con inusitata violenza e «sputa» tonnellate di cenere. Poi i gorghi nel mare davanti a Panarea, e Ferdinandea, l´isola sott´acqua, che ogni tanto manda segnali di emersione. E ancora, fuori dalla Sicilia, i terremoti che scuotono l´Appennino molisano. Che succede nel sud? E´ possibile che ci sia un collegamento fra tutti i fenomeni che negli ultimi mesi hanno messo a dura prova nervi e coraggio di una buona fetta di italiani? E se i rivolgimenti del sottosuolo a cui stiamo assistendo svegliassero anche il Vesuvio, uno dei vulcani più pericolosi e infidi del mondo? Il professore Giovanni Macedonio, direttore dell´Osservatorio Vesuviano di Napoli, non lascia il minimo spazio alle emozioni. Per lui contano solo i fatti. E i fatti, spiega, non consentono di azzardare un nesso specifico fra i singoli eventi che si stanno verificando.
Nessuna relazione fra l'attività dell'Etna e di Stromboli?
«Naturalmente c´è un unico denominatore che da sempre caratterizza terremoti ed eruzioni, ed è lo spostamento delle placche africana e asiatica: nelle zone del sottosuolo che vanno in compressione si verifica il sisma, mentre là dove c´è una distensione abbiamo la risalita del magma. L'avvicinamento delle placche, però, è un fenomeno che interessa aree enormi e che accompagna la vita stessa della terra. Ciò non significa che i recenti episodi di cui stiamo parlando siano da mettere in collegamento fra loro. Diciamo che questi eventi non sono correlati se non da una dinamica globale. Insomma, nessuno può dire che Stromboli abbia cominciato a fare i capricci per lo stesso motivo che ha indotto le eruzioni dell´Etna».
Eppure la coincidenza di tempi è sconcertante.
«Stromboli è in eruzione da migliaia di anni, non a caso gli antichi greci chiamavano quel vulcano «il faro del Mediterraneo». La sciara del fuoco, cioè l´area in cui si è verificato lo smottamento, è zona franosa da sempre. Di cedimenti, lì, se ne sono verificati tanti in passato, al punto che si è formato un piccolo canyon. Di esplosioni molto forti se ne ha memoria nei primi anni del Novecento, ed è già capitato che colate di lava abbiano provocato onde anomale. Quanto è accaduto nell'arcipelago delle Eolie non ha nulla a che fare con l'eruzione dell'Etna o, per citare un altro evento recente, i gorghi che sono stati avvistati al largo dell'isola di Panarea».
L´unico vulcano ancora tranquillo è il Vesuvio. E´ così?
«Tranquillissimo. E´ monitorato ventiquattr'ore su ventiquattro con attrezzature estremamente sofisticate. Guai se non fosse così...»
Il mondo scientifico è concorde sul fatto che prima o poi dovremo fare i conti con una nuova eruzione.
«E allora, purtroppo, saranno dolori per tutti. In altri vulcani il magma staziona piuttosto in superficie: ciò smorza la violenza dell´eruzione. Nel caso del Vesuvio, come dei Campi Flegrei e di Ischia tanto per rimanere in Campania, il materiale incandescente si trova ad una profondità di otto chilometri. Questo particolare presenta vantaggi e svantaggi allo stesso tempo».
Sarebbe a dire?
«Nel caso del Vesuvio il magma impiegherebbe del tempo a salire in superficie, consentendo un margine di preallarme piuttosto lungo. L´eruzione sarebbe di tipo esplosivo, una delle peggiori: lo spesso strato di lava solidificata, spinta da tanta pressione, salterebbe come un tappo di champagne».
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Il Vesuvio conserva energia dal
1631.
La camera magmatica, che contiene polveri vulcaniche e rocce fuse a 2000 gradi di
temperatura, è di circa cinque chilometri cubi. |
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