

Primo stile

Secondo Stile

Terzo Stile

Quarto Stile

Il Mosaico
|
|
|
il Terzo Stile
Fu forse sotto Augusto che venne di moda una tecnica pittorica nuova e
diversa, conosciuta come il Terzo Stile, che verosimilmente dal punto di
vista cronologico si sovrappose al Secondo Stile, ma che potrebbe essere continuata fino
all'epoca di Claudio (41-54 d.C.). Gli artisti che aderirono alla nuova scuola
rovesciarono completamente l'apertura tridimensionale dello spazio che era stata favorita
fino a quel momento. Essi tracciarono sulla parete una struttura rada e inconsistente,
simile al bambù, che riecheggia l'architettura soltanto in qualcosa di superficiale, di
non funzionale e formalizzato: v'è anche una notevole infusione di motivi dall'Egitto, in
seguito alla conquista del paese da parte di Roma avvenuta nel 30 a.C. mentre sono
evidenti i collegamenti religiosi e commerciali con Pompei. In quel tempo i disegni
architettonici degli artisti precedenti furono totalmente subordinati a un certo effetto
piatto e decorativo reminiscente delle tappezzerie e dei tendaggi che, come rivelano i
chiodi e gli uncini, erano usati per ricoprire le pareti. Le tappezzerie, che
rappresentavano un ricco ramo dell'antica arte della tessitura e la cui perdita quasi
completa costituisce una delle maggiori lacune delle nostre conoscenze, qualche volta
avevano dei pannelli cuciti nel centro, sulla cui superficie i pittori che avevano
adottato il nuovo stile inserivano piccole scene di argomento diversificato; lo possiamo
ancora oggi vedere nei pannelli delle pareti della Casa di Marco Lucrezio Frontone in cui
erano dipinti paesaggi e ville di campagna.
- I più antichi paesaggi dipinti sulle pareti talvolta erano molto
piccoli, ma quest'ultimi sono di dimensioni ancora più ridotte e spesso sembrano
miniature adatte a medaglioni: oppure, veduti sul fondo unito, sembrano quasi piccoli
quadri fatti sul cavalletto come ai nostri giorni si vedono di frequente. Eppure non si
trattava di opere da cavalletto, perché in effetti il quadro veniva dipinto sulla parete
in muratura; cioè facevano parte, parte integrale, dello sfondo murario, per quanto
semplice esso potesse essere. L'avere quadri incorniciati e appesi alle pareti con corde e
chiodi, come usiamo noi, agli antichi sarebbe sembrata cosa illogica, e una inorganica
interferenza con la struttura della stanza. La soluzione da loro adottata e che più si
avvicinava ai nostri gusti era quella di dipingere piccole scene (pinakes) su un supporto
di stucco particolarmente fine per inserirle in posizione adatta nel modello generale
della composizione pittorica murale. Di questo tipo sono, per esempio, i pannelli inseriti
nel muro della sala da pranzo della Villa della Porta Marina di Pompei. Era anche usanza
quella di realizzare speciali dipinti per pannelli racchiusi; entro cornici e provvisti di
sportelli che si potevano aprire e chiudere. Ma anche questi quadri non erano destinati ad
essere appesi; invece, si usava collocarli su qualche scaffale e su un sostegno da cui
potessero essere facilmente veduti. Un'altra forma d'arte è stata incontrata nella Villa
della Porta Marina, dove una delle pitture murali rappresenta un'opera incorniciata del
genere accennato, eseguita con la tecnica trompe l'oeil. Qualche volta i dipinti venivano
realizzati su marmo, il Museo di Napoli possiede un disegno particolarmente grazioso fatto
su questo materiale in cui si vedono delle fanciulle che giuocano ai dadi. La pittura è
eseguita su due piani ed è firmata da un certo Alessandro Ateniese. Se il nome sia quello
dell'autore del disegno, o dell'originale da cui derivato l'esemplare di Pompei, non
possiamo stabilirlo, anche se si tratta evidentemente della copia fedele di un dipinto che
risaliva alla fine del v secolo a.C. (un modello insolitamente antico). L'ombreggiatura
degli abiti delle donne richiama alla memoria l'asserzione di Plinio, il quale diceva che
era stato proprio in quel tempo, cioè poco prima del 400 a.C., che l'artista ateniese
Apollodoro aveva inventato il disegno sfumato. Un'altra scena pompeiana su marmo con la
rappresentazione dell'uccisione delle figlie di Niobe rivela uno stile che richiama
qualche modello più tardo, dipinto a Pergamo verso la fine del m secolo a.C.
CONTINUA ---->
|
|
|