Gli speciali di
|
|
Tratto
dalla conferenza della prof. IRENE BRAGANTINI, docente Istituto Universitario Orientale di
Napoli, tenuta il 28 ottobre 2000.
di Plinio Caio Gracco
In
uno spazio di tempo di un centinaio danni, più o meno tra il 30 a.C. e la fine di
Pompei, la variazione del modo di dare forma figurativa, di comporre i quadri, ci permette
di gettare uno sguardo sulla mentalità di questa committenza, la quale nel I secolo a.C.
si compone sostanzialmente di classi sociali alte che, facendo decorare la casa con
pitture e pavimenti, segnalano il modo di vivere di chi vi abita. Con la fine del I secolo
a.C. e poi con le due o tre generazioni che conosciamo dalle testimonianze dei centri
vesuviani, rileviamo un notevole cambiamento nella committenza, che da questo momento
compare oltre che tra i ceti più elevati anche tra le classi economicamente e socialmente
inferiori. Naturalmente, incontriamo sempre personaggi liberi che possiedono la casa
decorata, ma non hanno più lesigenza di strutturare in maniera gerarchica la
decorazione della loro casa, perché essa si presta a riti sociali che distribuiscono
gerarchicamente un pubblico di persone dipendenti dal padrone di casa rispetto ad un
pubblico di amici o giullari. Questa è la premessa per capire quali sono i soggetti
rappresentati dai dipinti delle case pompeiane. Ad esempio, sui quadri conservati al Museo
Archeologico Nazionale di Napoli raffiguranti la liberazione di Andromeda da parte di
Perseo, che aiuta leroina a scendere dalla roccia alla quale era legata, di recente
sono emerse delle novità nel campo degli studi che hanno rivoluzionato il modo di
guardarli. Prima dello studio condotto una decina danni fa da un
archeologo tedesco, Bernard Smartz, queste pitture erano state sempre considerate copie di
dipinti greci eseguiti nel IV secolo a.C., durante il periodo tardo classico, da un famoso
pittore, Nicia, a noi noto solo grazie ai testi. Smartz ha provato a guardarli
diversamente, giungendo a delle conclusioni, credo, inaspettate e molto interessanti. La
sua versione è essenzialmente questa: in questo quadro è tutto già successo.
Normalmente, nelle composizioni di epoca classica o tardo classica le storie sono narrate
in modo da condensare tutto il significato attraverso ununica scena, che rappresenta
il momento più emozionante, più ricco di pathos, della storia stessa, e che accenna a un
prima e un poi che si suppone losservatore conosca. Qui, invece, leroina,
legata alla roccia e minacciata da un mostro marino, è già stata liberata da Perseo, che
tiene nella mano sinistra la testa della medusa e la piccola arma con cui l'ha uccisa; il
mostro marino che faceva la guardia ad Andromeda è già a terra morto. Perciò, la grande
novità del lavoro di questo studioso tedesco è aver messo in rilievo il fatto che questo
modo di raccontare per immagini una storia non attraverso un momento culminante più denso
di pathos, ma nel momento in cui tutto è già avvenuto, però, al tempo stesso, mettendo
didascalicamente in fila tutti gli elementi che compongono la storia (appunto la medusa
che accenna allimpresa di Perseo, il mostro marino che la custodiva), non è
concepibile, e in questo io sono del tutto daccordo con la sua teoria, in epoca
classica e tardo classica, alla quale risalirebbe loriginale di Nicia, verso la
seconda metà del IV secolo a.C. Questa che apparentemente è unosservazione di
dettaglio, secondo me invece, serve a scatenare una serie di reazioni a catena, che in
primo luogo cinducono ad osservare questi quadri non come copie di originali
dalto status, non come oggetti che sono presenti perché riproducono unopera
darte nobile in sé, indipendentemente da ciò che rappresenta, ma piuttosto come
oggetti prodotti nellepoca dalla quale ci sono giunti, contrariamente a ciò che
sostengono i manuali universitari, che collocano questi quadri in epoca ellenistica. Anzi,
potremmo seguire i risultati dello studio di Smartz per cercare di capire per quale motivo
in età augustea la storia si racconta in questo modo. Una prima deduzione da fare è che,
se questi quadri hanno ingannato il fior fior degli studiosi di pittura
antica, la ragione va ricercata non in unincapacità da parte loro, ma nel fatto che
sono pervasi da un notevole neoclassicismo formale, che, comunque, pervade il clima
artistico delletà augustea, durante la quale i decoratori abbandonano le
prospettive e le scenografie del II stile a vantaggio di una decorazione parietale molto
più statica. La stessa metodologia la possiamo leggere nelle figurazioni prima citate e
in altri casi. Ad esempio, un quadro, conservato al Museo Nazionale di Napoli, che
rappresenta probabilmente un mito affine a quello di Perseo, conferma che in età
repubblicana, precedente alletà augustea cui risale il quadro dei due eroi, il modo
di raccontare una storia è quello raffigurato qui: tutto deve ancora succedere, siamo nel
momento della lotta, perché leroe in primo piano deve lottare con il mostro marino
in basso a destra, e leroina è ancora legata alla roccia. Sembra di poter affermare
che in età augustea, negli ultimissimi anni del I secolo a.C., assistiamo ad una
notevolissima creazione dimmagini, un travestimento mitologico di una mentalità che
sembra affidare a comportamenti eroici, in questo caso la figurazione dellimpresa di
Perseo, un ruolo importante nella raffigurazione della casa, dando luogo ad una svolta
rispetto alletà precedente.
Lo stesso procedimento provato sui quadri precedenti è stato tentato dallo Smartz sul
quel quadro famosissimo con Teseo e limperatore proveniente dalla basilica di
Ercolano, uno dei primi quadri ritrovati nel 700 ad Ercolano e ora al Museo
Nazionale, considerato anchesso la copia di un originale tardo classico. Lo studioso
vi nota due particolari iconografici, prima di tutto nella storia di Teseo, che libera i
giovani ateniesi ed è circondato da bambini, non da ragazzi più grandi. Il gesto di
gratitudine dei bambini nei confronti delleroe è espresso attraverso il bacio della
mano. Fa da pendant a questo quadro quello rappresentante le nozze di Peritò, in cui il
gesto del bacio della mano, che i bambini facevano a Teseo, è fatto dai centauri. Ancora
una volta, grazie ad unanalisi particolareggiata, è stato messo in rilievo come il
gesto del bacio della mano sia totalmente estraneo alla mentalità greca classica e tipica
del mondo periferico (è famoso il bacio della mano di Achille da parte di Priamo, che va
a chiedere il riscatto del porto di Ettore). Difficilmente un pittore depoca
classica avrebbe rappresentato un soggetto così estraneo alla mentalità e
alliconografia greca per significare, ad esempio, il gesto di gratitudine dei
fanciulli ateniesi nei confronti di Teseo. Si sottolinea, inoltre, come nel periodo
augusteo furono coniate delle monete in cui molto spesso il barbaro è così
rappresentato. Anche in questo caso dovremmo, per così dire, sgombrare la testa da questa
nostra abitudine a considerare sempre questi quadri come copie di quadri più antichi,
procedimento che nasce soprattutto per la scrittura, ma che per la pittura non è
testimoniato con la stessa coerenza. Unabitudine che in questo campo risale alla
scienza tedesca dellOttocento è quella di non essersi mai posti il problema se si
trattassero veramente di copie, e di avere accettato pedissequamente questa concezione. In
realtà dovremmo considerarle creazioni eclettiche delletà augustea, realizzate in
quellepoca, naturalmente su schemi più antichi, ma rispondendo a determinate
esigenze della mentalità del tempo. In altri quadri vediamo Teseo che abbandona Arianna
perché chiamato da Atena a fondare Atene, così come nellepopea virgiliana Enea
abbandona Didone perché chiamato a fondare Roma. Esiste il sospetto che queste figure
eroiche adombrino la figura di Augusto come rifondatore di Roma. Ciò è molto importante
se dobbiamo considerare tali pitture travestimenti mitologici di una mentalità
contemporanea.
A parte tutto, dal momento che originariamente erano collocati in modo da dirigere lo
sguardo verso la parete di fondo, certamente non sono copie nel senso vero della parola,
perché sono stati sottoposti ad una serie di adattamenti funzionali alla loro nuova
ambientazione nella casa. I mosaici, conservati al Museo Nazionale tranne uno che è in
situ a Pompei, raffiguranti la lotta di Teseo con il Minotauro, servono a sottolineare che
la tradizione figurativa pre-augustea, e
quella successiva fino alle soglie dellimpero, non è raccontare la storia finita
con tutti i suoi elementi messi in fila uno accanto allaltro, ma scegliere il
momento più ricco di pathos che condensa un prima e un dopo. In un mosaico la lotta col
Minotauro è inserito in un pavimento che raffigura il Labirinto, che si presenta in età
imperiale in una versione che già si avvia verso il romanzato, quella della storia
damore tra Arianna e Teseo, in quanto, in questo caso, è rappresentato il momento
in cui Arianna sta consegnando a Teseo il filo che lo aiuterà a uscire dal Labirinto, a
dimostrazione del fatto che, nellambito delle rappresentazioni, il clima eroico
delletà augustea, nel corso delletà imperiale, diventa più laico e mondano,
per via della mutata committenza culturalmente meno esigente; i personaggi rimangono gli
stessi, ma le storie sono stravolte dal punto di vista iconografico. Così Perseo e
Andromeda sono raffigurati come una qualunque coppia di amanti, riconoscibili solo per lattributo iconografico della testa di
Medusa che Perseo regge sulle spalle e che in alcuni quadri si riflette nellacqua;
la storia ha ormai cambiato completamente clima e si avvia verso narrazioni che, secondo
me, non hanno più nulla dello spirito eroico originale. Larcheologia conferma
lemergere di una committenza che, nel caso di Pompei, è stata sempre legata alle
conseguenze del terremoto, quindi allimpoverimento e al cambiamento della
popolazione allinterno della città, ma che, in realtà, fa parte di un fenomeno
generale molto più vasto, sicché, nellarco di tre generazioni, si assiste a un
cambiamento del clima che si respira allinterno di una casa romana media. Essa non
è più la casa repubblicana dove il dominus riceve i suoi clienti o i suoi
uguali, ma il luogo destinato allaccoglimento di amici, in cui si vive
indipendentemente da quelle funzioni di gerarchia sociale che caratterizzavano la casa
repubblicana. In un quadro si intravede la barca di Teseo che si allontana, mentre in
primo piano è la scena lacrimevole della fanciulla abbandonata; i personaggi restano
invariati, ma il clima è molto cambiato rispetto al clima eroico delle raffigurazioni
precedenti. La barca sullo sfondo serve solo a far capire lidentità della fanciulla
in primo piano, che altrimenti potrebbe essere scambiata per uneroina qualsiasi. Una
versione della storia di Anteone che guarda Diana che si fa il bagno non accenna
minimamente alla punizione divina che costringe Anteone a spiare Diana, ma trasferisce la
narrazione in unatmosfera con connotazioni erotiche, che non ha nulla in comune con
le rappresentazioni precedenti. Unaltra storia che cambia di clima è quella di
Polifemo e Galatea. Un quadro rappresenta Polifemo, in piedi sulla roccia, che scaglia il
macigno contro la nave di Ulisse sempre più lontana. Ancora in età augustea, la storia
è inserita in una composizione più grande che ne scioglie la narrazione rispetto
allesempio di prima. Polifemo, ritratto con la lira in mano, è diventato una specie
di poeta e consegna allamorino la lettera per Galatea. Anche in questo caso, il
clima si fa molto più narrativo che in precedenza. Una versione, recentemente riesposta
al Museo Nazionale di Napoli insieme allex collezione pornografica, raffigura
Polifemo e Galatea come una coppia di amanti; Polifemo è riconoscibile solo
dallariete e dal flauto. La caduta di Icaro, dipinta nella Villa Imperiale di
Pompei, in cui si riconosce il padre che vola in primo piano con le ali ancora aperte, e,
a terra, Icaro, in età imperiale, a differenza delle altre storie che continuano ad
essere rappresentate seppur con vari cambiamenti, non è quasi più rappresentata: ce ne
rimangono soltanto due esempi, evidentemente perché mal si adattava al cambiamento di
clima cui si prestarono le altre storie.
Negli anni 60 del I secolo d.C. la pittura romana comincia a morire. Gli spazi
riservati allimperatore sono rivestiti non più di pittura, ma di marmo. In quel
momento, la committenza medio-bassa non aveva più la possibilità di imitare in poco
tempo la committenza più alta, perché nel frattempo limperatore si era dato al
lusso dei materiali. Non a caso le pitture successive, come quelle di Ostia, sembrano
pitture di Pompei attardate, perché nel momento in cui viene a mancare la grossa domanda
di una committenza economicamente e socialmente molto forte, le botteghe dei pittori
abbassano il livello qualitativo delle loro opere, che spesso si riducono a sterili
ripetizioni.
Questa precisazione ci porta a concludere che al committente romano fosse ben chiara la
diversa importanza delle pitture, alcune delle quali di status altissimo, come i quadri di
Apelle nel Foro di Augusto, che evidentemente erano richieste in contesti diversi secondo
la loro natura. Plinio Caio Gracco
|
|
 |

|