Confrontando pitture
provenienti da fuori Italia, si può dimostrare che, nel periodo compreso tra la tarda
Repubblica e linizio dellImpero, tra la fine del I secolo a.C. e la fine di
Pompei, la pittura romana è uguale anche fuori dei confini dellImpero. Tale
uguaglianza deriva dallimportanza che la società del tempo attribuiva alla
decorazione della casa come mezzo per sottolineare lappartenenza ad un determinato
ceto sociale e ad un particolare stile di vita. In
questo senso, il confronto con le zone cosiddette provinciali, in cui il fenomeno urbano,
o il fenomeno della casa decorata, coincide con la romanizzazione, cioè con
linserimento di queste aree allinterno dellImpero Romano, assume un
significato ancor più pregnante perché ci dimostra ladozione di modi di vivere che
si strutturano sul modello romano da parte di società che mancavano di simili tradizioni.
Una tavola, tratta dal catalogo di una mostra in corso a Bologna e a Trento,
fondamentalmente legata ad aspetti molto tecnici della pittura, rappresenta in alto a
sinistra un bassorilievo, alla sua destra un disegno tratto dal rilievo stesso per
mostrarne più chiaramente la figurazione, e in basso il disegno ricostruttivo di una
parete in fieri. Il rilievo, provienente da una tomba della Gallia e datato al II secolo
d.C., riproduce una scena che allude al mestiere svolto dal defunto stesso durante la
vita: un signore vestito in maniera più accurata degli altri personaggi rappresentati è
seduto sui gradini antistanti un portico colonnato, e sta svolgendo un rotolo in cui pare
stia osservando particolari che riguardano ciò che gli altri stanno realizzando; siamo di
fronte al cantiere di una struttura in decorazione. Al centro della composizione vi è
unimpalcatura su cui stanno lavorando due persone vestite diversamente che compiono
azioni diverse.
Una, infatti, è vestita di una
tunica che ricopre quasi completamente il corpo e tiene nella sinistra un pennello, per
cui sta evidentemente dipingendo; laltra ha in mano una specie di frattazzo, e,
quindi, sta compiendo unoperazione preliminare rispetto allazione del
dipingere svolta dalla prima persona. La figura in primo piano vestita di una tunica
corta, chiaramente un abbigliamento servile, è ritratto mentre impasta la calce a terra.
La decorazione della parete, dunque, nasce dalla collaborazione di persone diverse per
capacità e formazione. Probabilmente il proprietario della tomba, con questo rilievo che
dimostra il contesto del suo lavoro, voleva essere identificato dalla collettività come
appaltatore di opere pubbliche.
La concorrenza di mansioni diverse
nella decorazione parietale ci dà modo di pensare che, alle decorazioni eseguite lontano
da Roma su livelli molto simili alla pittura romano campana, partecipassero artigiani, non
solo di diverso mestiere, ma anche di diversa provenienza, e in particolare, pittori
provenienti dai grandi centri urbani della penisola che esportavano modi decorativi
importanti nella strutturazione degli spazi abitativi delle società contemporanee. Il
disegno ricostruttivo, posto nella parte inferiore della tavola, illustra il procedimento
con cui si realizzavano le pitture, sottolineando alcuni particolari tecnici: il fatto che
si dipingeva dallalto verso il basso e la diversità delle specializzazioni
occorrenti.
Il particolare della parete, scavata
dal dott. Antonio Varone, della casa pompeiana dei Casti Amanti ci permette di cogliere le
diverse fasi del procedimento pittorico. Vi troviamo tre pannelli dipinti rispettivamente
in nero, rosso, e bianco. Il pannello bianco doveva essere ulteriormente dipinto, ma è
rimasto incompiuto a motivo delleruzione vesuviana. Diversamente, se la decorazione
fosse stata completata e non interrotta dallevento sismico, anche questo pannello
sarebbe nero. Solo alcuni stadi sono stati portati a termine, appunto il pannello nero e
il pannello rosso. E poiché la decorazione andava eseguita prima che lintonaco si
asciugasse, ne consegue che in questa stanza stavano lavorando persone diverse. Possiamo,
inoltre, ipotizzare che le parti più appariscenti e importanti, come i quadri e i
particolari decorativi più significativi, siano stati affidati al personaggio più abile
della bottega, o al pittore venuto da fuori città, e altri particolari più secondari, ai
suoi assistenti.
Dobbiamo immaginare che anche in
ambiente provinciale la realizzazione di pitture tenga conto delleventuale
collaborazione di artigiani diversi. Naturalmente, grandi cantieri di opere pubbliche
avranno comportato lo spostamento di intere botteghe, o équipe, mentre realizzazioni di
minori dimensioni potrebbero aver comportato larrivo da Roma soltanto del pittore
principale, il quale, una volta arrivato, avrà dovuto collaborare con artigiani locali
per tutta la preparazione della parete, ancor prima di passare alla fase pittorica vera e
propria. Tale fenomeno di importazione di modi decorativi urbani, ossia di Roma e dei
centri campano laziali, dimostrato da una serie di studi su pitture in ambito provinciale,
soprattutto in Gallia, è tipico del periodo iniziale delletà imperiale, e in
special modo in quelle province dellEuropa settentrionale, come Nolico, le Gallie e
la Spagna, in cui il concetto di casa decorata coincide con la romanizzazione, in pratica
con letà augustea. Una situazione differente la troviamo in Grecia, dove esiste una
lunghissima tradizione di decorazione domestica che si sviluppa in modo del tutto
indipendente dal fenomeno considerato.
La moda decorativa che ne deriva,
così come in architettura la strutturazione del foro cittadino secondo determinati
modelli costruttivi, è una dimostrazione visibile dellinserimento di un centro
provinciale allinterno dellorbita dellimpero. Evidentemente
ladozione di un particolare tipo di decorazione indica anche unappartenenza
sociale. Il modello di comportamento attivo in Italia, che vede le committenze più basse
imitare le commitenze più alte per dimostrare di appartenere allo stesso status sociale,
è uguale sia nel mondo provinciale sia nel mondo urbano. Il fenomeno è alla base della
suddivisione in quattro stili della pittura pompeiana, definizione che nasce da uno studio
tardo ottocentesco di un ricercatore tedesco, che è riuscito, partendo da criteri
archeologici e stilistici, a dimostrare lesistenza di una tipologia degli elementi
decorativi.
Perché una decorazione si riconosca
come appartenente a un modello, bisogna che il modello sia chiaramente strutturato e,
quindi, chiaramente imitabile, grazie agli elementi che lo compongono: ladozione di
certi colori, lalternanza o uso degli stessi, la presenza di motivi decorativi anche
minuti. In sostanza, dal punto di vista culturale, questo significa che le committenze
più basse, dotate evidentemente anche di altre esigenze, anziché sviluppare un modo
autonomo di decorare la propria casa, pur nella diversità della loro condizione
economica, tendono sempre a imitare in maniera molto precisa un modello alto. Questa
imitazione si scandisce lungo le generazioni con cambiamenti che discendono dalla corte di
Roma, ma che, a Pompei, Ercolano, in tutta Italia come fuori dItalia, sono recepiti
immediatamente conservandone lalto livello qualitativo.
In tal modo la decorazione domestica
o la pittura pompeiana esce dalla microstoria, proiettata in questorizzonte più
vasto. In una società in cui la mobilità sociale è ancora molto alta, il fatto che la
funzione di un certo tipo di decorazione possa significare ladesione a un certo
stile di vita fa si che questa decorazione sia sempre riconducibile a un modello imitato
dallalto. Si nota la necessità di aderire a un modello unico, che sia facilmente
riconoscibile. Tale discorso vale anche per larchitettura pubblica; in questi anni,
soprattutto in Spagna, stanno venendo alla luce risultati impressionanti di ripresa del
modello del Foro di Augusto nelle città provinciali: gli stessi tipi architettonici,
stessi capitelli, stesse cariatidi, che fanno di queste città delle piccole
Rome. Gli artigiani locali, lavorando a stretto contatto con quelli
provenienti da Roma, ne escono formati. Si può immaginare che, quando il grande cantiere
chiude e le maestranze venute da fuori si spostano, lartigiano locale rimasto in
situ dia origine ad una produzione che si scosta dal modello centrale, anche sulla scia
dei mutamenti di tipo socio-culturale che intervengono verso la fine del I secolo d.C. in
tutto lImpero.
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