Gli speciali di
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Antonio
Varone, Aldo Marturano
Estratto della "Rivista di studi pompeiani"
"L'EREMA" di BRETSCHNEIDER
Via Cassiodoro, 19 Roma
E' proseguito con due
successive campagne lo scavo lungo via dell' Abbondanza, di cui è stata dato ampio
resoconto nei notiziari precedenti.
Tale scavo è stato condotto
ampliando l'esplorazione sul fronte ovest dell'isolato per completare il disseppellimento
della restante parte della casa posta a nord del panificio al nr.6, della quale sono stati
già portati a vista gli ambienti residenziali gravitanti intorno al giardino. Tra questi,
in particolare, un'importanza veramente unica ha rivestito il grosso oecus nel
quale erano in corso al momento dell'eruzione degli imponenti lavori di rifacimento
pittorico e musivo, che hanno dato una indicazione molto chiara del modo di operare delle
maestranze antiche e della suddivisione dei compiti tra i vari artigiani intenti allo
stesso lavoro.
A tale salone,destinato ad essere un caposaldo fondamentale per lo studio delle tecniche
pittoriche in età romana, grazie alla documentazione da esso offerta dei vari stadi di
avanzamento del lavoro, degli strumenti utilizzati, della parcellizzazione degli
interventi di restauro su superfici limitate e non già in tutto l'ambiente, è stato già
dato un ampio risalto in sedi scientifiche specialistiche, dove peraltro si è venuta
sempre piú progressivamente precisando l'analisi archeologica del dato.
Al momento pare tuttavia
opportuno almeno accennare a due considerazioni che scaturiscono da questo dato. La prima
è che la prova di tali restauri parziali apre,peraltro,un nuovo filone di ricerca da
effettuare su tanti altri casi di rifacimenti pittorici a Pompei, documentati o ancora
non riconosciuti,che potrebbero essere analizzati alla luce di tale risultanza e che
potrebbero forse anche portare ad importanti conseguenze nel campo storico-artistico. La
seconda è l'impressione non priva,comunque, di motivazioni che detti restauri
parziali non siano invero da intendere nel loro senso all'apparenza piú ovvio, ossia come
spia evidente di una crisi economica dei proprietari di questa casa (come pure di altri)
negli ultimi periodi di vita della città. A tale dato,infatti,fanno da contraltare
elementi opposti di non trascurabile portata. Sembrerebbe,invece,piuttosto avvertibile il
disagio dei proprietari e la conseguente loro ritrosia ad affrontare opere radicali in
una situazione sentita e vissuta come precaria. Le scosse di terremoto, non certo
limitatesi a quelle, terribili, del 62, ma ripetute e verosimilmente infittitesi
pochissimo tempo prima dell'eruzione dovevano aver determinato nei
Pompeiani uno stato di insicurezza che consigliva loro prudenza nel rimandare a tempi
migliori quanto non strettamente indispensabile per poter continuare a vivere con agio
nelle proprie case. Tale dato, del resto, rimane perfettamente in linea con il quadro che
ormai è stato chiaramente delineato nel corso del dibattuto convegno sui terremoti a
Pompei, organizzato dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei, l' Istituto Archeologico
Germanico e l' Osservatorio Vesuviano nel novembre 1993, al quale non poco hanno
contribuito i nuovi dati desunti dal presente scavo
In tale convegno, peraltro,
venne ribadita la necessità della collaborazione diretta tra archeologo e geologo sul
terreno di scavo per la comprensione piena non solo della dinamica dei fenomeni
vulcanologici, ma anche dei singoli loro effetti, che, sommati, determinarono la fine di
Pompei.
Generalmente, infatti, nei
lavori che si occupano di questa eruzione, all'identificazione degli effetti prodotti
dalle varie fasi dell'eruzione, è riservato solo un ruolo di secondo piano, essendo essi
di norma supposti e dedotti da esperienze analoghe su altri vulcani, mentre gli aspetti
vulcanologici, stricto sensu, sono predominanti, ricercati e discussi. Questa
sostanziale carenza deriva appunto dal fatto che i geofisici che si sono sinora
interessati del Vesuvio hanno osservato una stratigrafia già messa a giorno (cave o scavi
archeologici) dove alcune evidenze, utili ad una correlazione tra i prodotti dell'eruzione
e le realtà preesistenti sul territorio, sono già state compromesse. Spesso, ed è il
caso di laterizi, di piante o di cadaveri, sono stati rimossi dal punto del
ritrovamento,o, comunque, ne è stato già alterato il contesto, prima che potesse essere
effettuata un'accurata indagine non di tipo strettamente archeologico. Questa è una delle
cause che sicuramente hanno limitato il contributo dei vulcanologi per quanto riguarda la
quantificazione degli effetti legati all'eruzione, e, pertanto, il rilevamento
stratigrafico, a questo proposito, ha solo fornito indicazioni generiche. Per esempio, il
ritrovamento di materiale laterizio nelle pomici ha avvalorato la mancata tenuta dei solai
e dei tetti, e per analogia, resti di manufatti all'interno dei flussi, ne hanno
sottolineato la potenzialità distruttiva. Si conosce che alcuni abitanti di Pompei, e
anche animali, sono stati ritrovati all'interno dello strato di pomici, e ciò ha fatto
assegnare una capacità letale anche alla fase di fall-out, cosí come sicuramente
hanno arrecato morte i flussi successivi, come è testimoniato sia dai calchi di cadaveri
recuperati nello strato cineritico che da esperienze analoghe su altri vulcani.
Ad un'osservazione diretta
dei fenomeni rilevati dallo scavo la realtà si presenta invece in forme di molto piú
complesse e tali da permettere la puntualizzazione di alcuni fenomeni. All' interno dello
strato di pomici dell'eruzione del 79 d.C.,ad esempio, si rinvengono anche dei materiali
la cui messa in posto è posteriore alla fase di fall-out, cosí come,inglobati nei
flussi, si ritrovano materiali ad un'altezza stratigrafica superiore a quella
temporalmente competente alla deposizione primaria (materiali rimobilizzati). E,
naturalmente - e sembrerà banale sottolinearlo a questo punto - materiali ritrovati in un
posto, potevano trovarsi in tutt'altro sito al momento dell'eruzione.
Pertanto,volendo valutare la
dinamica eruttiva in connessione con le potenzialità distruttive, una attenta analisi non
può che essere rivolta all'interazione tra i processi causati dalle varie fasi
dell'eruzione e l'ambiente preesistente. E' necessario, cioè,abbinare l'effetto
riscontrato con la vulnerabilità dell'oggetto che l'ha subito e il livello deposizionale
che lo ha fossilizzato,oltre che con il processo che l'ha causato (FIG.1).
Proprio procedendo in tale
ottica, quindi, dovendosi attuare appunto l'allargamento dello scavo, si è cercato di
prestare la massima attenzione a tali fenomeni, profittando di quell' interfaccia comune
che unisce il lavoro dell' archeologo a quello del geologo, rappresentata dalla
stratigrafia.
Gli sforzi comuni operati da
entrambi analizzando direttamente sul cantiere,ognuno per la propria parte e con le
conoscenze proprie della rispettiva professionalità,le risultanze che via via sbucavano
dal suolo abbinate allo loro attenta lettura
stratigrafica hanno permesso di collocare temporalmente la successione degli effetti e
ricostruire a ritroso,man mano che si scavava, il precipitare della situazione tra il 24 e
il 25 agosto del 79. Gli elementi di sicuro interesse acquisito sono tali inoltre da
modificare in maniera alquanto significativa le comuni conoscenze sulla dinamica stessa
dell'eruzione vesuviana del 79 d.C.
Evidenziatosi il limite
della casa sul lato occidentale si è preferito estendere lo scavo in larghezza a gran
parte del vicolo di separazione tra questa e l'insula 11, tanto piú che esso appariva
sicuramente non sondato precedentemente. Se da un lato ciò ha consentito
archeologicamente di procedere contemporaneamente nello scavo all'esterno e all'interno
del muro perimetrale, senza che terre gravassero su un solo lato di esso compromettendone
la stabilità,ciò ha permesso anche,d'altra parte, di evidenziare una stratigrafia a
parete che può seguirsi per oltre trenta metri, partendo dall' attuale piano di campagna
e raggiungendo, allo stato dello scavo, il livello delle pomici grigie, a circa due metri
di quota al di sopra del piano di calpestio antico.
Essa, che attualmente
rappresenta il migliore punto diretto d'osservazione dell'eruzione vesuviana del 79,offre,
proprio grazie alla sua continuità, una lettura esemplificativamente nitida delle
modalità di propagazione e deposizione dei flussi piroclastici sul letto di lapilli
addensatisi in maniera disomogenea e con ampi dislivelli a seconda delle presenze di
manufatti sul terreno. In alcuni punti esse ricordano all'osservatore quelle della sabbia
del deserto modellata in dune dal vento. (FIG.2).
Da nord-ovest dalla parte del Vesuvio a sud-est,
dalla parte dei monti Lattari lungo la parete, l'esposizione delle pomici varia
considerevolmente. A nord esse emergono per circa un metro, a sud non sono invece ancora
visibili (FIG.3),e ciò riflette evidentemente la pendenza del vicolo.Per comodità,i
singoli strati verranno riportati,in primo riferimento,con la simbologia usata nel 1985
per gli affioramenti pompeiani da Sigurdsson et al. e quindi confrontati con
l'attuale interpretazione (FIG.4).
Nelle pomici (A6) si
rinvengono tegole e laterizi derivanti da crolli di parti di edifici. A tetto delle pomici
grigie è riconoscibile uno strato cineritico (S4), grigiorosato, meno ricco in fini nella
parte inferiore. Tegole e travi confinano con questo strato. Un sottilissimo strato (A7)
di lapilli pomicei arrotondati chiari, di meno di 1 cm di spessore in tutta la sezione
esposta, separa il livello S4 dal surge S5,erosivo sul substrato. In questo livello
si rinvengono pezzi di intonaco e frammenti di tegole. La sequenza verso l'alto continua
con uno strato di 4-5 cm, molto ricco in litici, mancante di fini (A8), che prelude al set
di strati S6, di circa 150 cm di spessore, con una parte inferiore stratificata di cenere
grossolana e lapilli di pomice bianca e grigia nella quale si rinvengono sostanziali
crolli, una parte centrale ricca in pomici, a dune, nella quale si rinvengono tegole
plananti o imbricate, e una parte superiore, fine, ricca di lapilli di accrezione (C1).
Nell'interpretazione che qui
si propone a tetto delle pomici il surge-flow dell'unità EU1 (S4) sigilla la fase
pliniana. Tra questa e il flusso una cenere grigia di caduta si è incuneata tra le
particelle riempiendo i vuoti intergranulari e segnando l'inizio di una nuova fase in cui
è vulcanologicamente dominante l' interazione con l' acquifero profondo. La successiva
unità EU2 che apre l'attività freatomagmatica piú complessa, comprende una parte basale
EU2a (=A7) e una piú fine EU2b (=S5), con caratteristiche da surge. Segue il
flusso EU3, costituito da una parte basale a (=A8),da una parte mediana b (che hanno un
comportamento essenzialmente laminare, qui fortemente perturbato) e da una parte alta c,a
comportamento turbolento,chiusa alla sommità da una parte d, formata da lapilli
accrezionali di deposizione da una nube umida. In particolare le parti EU3b ed EU3c hanno
consistenza e comportamento da debris-flow,come definito da Fisher & Schmincke.Il
set di strati superiore è caratterizzato da due livelli ricchi in litici e mancanti di
fini, EU4a ed EU5a,separati da uno strato cineritico, EU4b. La EU5 è chiusa verso l' alto
da uno strato cineritico ricco in pisoliti. Segue un livello ricco in litici, EU6a,
sormontato da uno strato cineritico, EU6b, arricchito in pisoliti nella parte alta, EU6c.
Quindi un set di strati cineritici, arricchiti in pisoliti,chiude la serie.
L'attenzione sarà di
seguito focalizzata sul set EU1-EU3, in quanto esso, messo,come si diceva,in connessione
con i rinvenimenti effettuati nei vari strati, permette inoltre di dipingere un quadro
terribilmente puntuale del manifestarsi in successione degli eventi eruttivi e del loro
effetto sugli uomini e sulle cose. Il confronto,inoltre,con la descrizione letteraria, dei
testimoni diretti dell'eruzione, lasciataci dalle due famose epistole di Plinio il
Giovane
permetterà di dare in piú di un caso elementi cronologici assoluti a tale ricostruzione.
Non è intanto possibile a
Pompei rinvenire i segni della primissima fase dell'eruzione,i cui prodotti non la
investono, ma cadono nelle parti piú prossime al vulcano distendendosi verso est. Nei
sedimenti di questa fase, ceneri grigio-rosate,sono state ritrovate anche delle
pisoliti, accrezioni tipiche di prodotti emessi da esplosioni freatomagmatiche:
la strada all'ascensione del magma è ormai aperta. Di lí a poco comincerà una pioggia
di lapilli, sempre piú insistente. La registrazione degli avvenimenti ora si può seguire
anche a Pompei.
Nel vicolo, all'interno del
lapillo grigio, sono presenti numerosi resti di tegole e pietrame del tetto di una casa
non ancora scavata dell'insula 11,crollato sotto il peso degli ammassi vulcanici. Il
lapillo, infatti,scagliato dal vulcano ad un' altezza stimata tra i 20.000 e 30.000 metri
e trasportato da venti stratosferici provenienti da nord-ovest che ne direzionano la
caduta distribuendoli per grandezza determina il tracollo di
parte di essi. Pur non essendo elevata la densità delle pomici,il
loro accumulo anche per pochi decimetri è infatti sufficiente a superare la resistenza
dei tetti,
travolgendo sotto di essi quanti avevano sperato di potersi proprio grazie ad essi
riparare. E' facile immaginare come nel frattempo l'apparato vulcanico sia stato
profondamente scosso,lasciando fragorosamente tremare tutta la terra per chilometri e
chilometri di distanza. Di certo gli abitanti in fuga avranno avuto difficoltà anche solo
a camminare sopra quell' ammasso che cedeva ad ogni passo.
Con il procedere dell'
eruzione la colonna pliniana riguadagna quota,superando i 30.000 metri,mentre le pomici
divengono piú grigie e piú pesanti.Di tanto in tanto dal
vulcano precipitano verso valle parti della colonna pliniana non piú interamente
sostenuta
e caldi flussi piroclastici già investono in questa fase località limitrofe a Pompei,
cancellandovi la vita.A
Pompei la fase delle pomici grigie aggiunge al deposito un altro metro. Dal selciato delle
strade questo si innalza ormai fino alle finestre dei piani superiori,e da lí,da altre
aperture piú basse, dai tetti e dai solai abbattuti il lapillo penetra ed inonda l'
interno delle case.La colonna pliniana va intanto affievolendosi, crollando infine su se
stessa e distribuendo sulle pendici del vulcano il materiale prima scagliato verso l'alto.
La città sopporta questo caldo flusso senza apparenti ulteriori danneggiamenti. E' a
questa altezza stratigrafica che lo scavo è finora giunto. Per qualche centimetro, nella
parte alta delle pomici, si è insinuata la cenere grigia che ha riempito i vuoti tra i
granuli, segnando il termine di transizione tra la fase pliniana e quella dei flussi.
Quindi tre o quattro centimetri di ceneri e lapilli sigillano la prima fase dell'eruzione.
Resti di incannucciate non carbonizzate sono state ritrovate in questo strato (EU1=S4), a
testimoniare la capacità di trasporto e la non elevata temperatura di messa in posto di
questo livello.
Il vulcano sembra ora acquietarsi, emettendo solo sordi rombii e manifestando una
dimessa attività eruttiva.
E' già ormai giorno,quando
però ha luogo la parte piú distruttiva dell'eruzione.Il segno che il passaggio di un surge
ha lasciato sulla terra è ora racchiuso in un sottile strato composito di appena pochi
centimetri di potenza. Gli effetti che essa ha avuto sugli uomini sono stati però
terribili, come lo scavo ha ora potuto finalmente e pienamente documentare.
Ad ovest della casa,nel
vicolo,sono stati infatti rinvenuti due
scheletri. Come detto,l'allargamento dello scavo si è fermato al vicolo, senza però
raggiungere il fronte orientale degli edifici della contigua insula 11, sicché
dello stesso non è ancora possibile determinare con precisione la larghezza, anche se
essa può essere con ottima approssimazione stimata grazie al suo riscontro oggettivo
lungo via dell'Abbondanza.Nel vicolo la deposizione della pomice è concava,in sezione
trasversale,rialzandosi verso la parete esterna della casa. A loro volta gli scheletri si
ritrovano in un avvallamento con asse perpendicolare al precedente. Lo scheletro (a),
stratigraficamente piú alto, si trova piú a sud (FIG.5).Il corpo è supino, con il
braccio destro piegato e il palmo della mano rivolto verso l'alto, mentre il braccio
sinistro è disteso lungo il corpo. La gamba sinistra è allungata, ripiegata invece
l'altra con la pianta del piede ben poggiata. Il tallone del piede sinistro e il bacino
risulteranno le parti dello scheletro piú basse stratigraficamente.Il tallone è al di
sotto dello strato EU3a ed è immerso nello strato EU2b (FIG.6). L'impronta del bacino e
della parte bassa del tronco rivelano l'immersione nello stesso strato EU2b (FIG.7). La
parte alta del tronco, invece, e la testa, risultano rialzate e giacciono nello strato
EU3a e nel sovrastante EU3b. Sotto il dorso della mano destra, ripiegata all'indietro,
rimane la parte basale dello strato EU3a e EU3b. Accanto a questo scheletro,ad esso
parallelo alla sua destra, l'impronta di un trave ligneo.
Lo scheletro (b) è
trasversale al precedente e all'asse del vicolo (FIG.8). E' poggiato sul fianco destro e
risulta completamente immerso nell'unità EU2,dal momento che tutto ciò che si
sarebbe dovuto trovare,in considerazione dello spessore di un corpo umano,nel
sovrastante flusso,non esiste piú. Nettamente troncata infatti risulta tutta la parte
sinistra del corpo: le ossa del braccio sinistro, la gamba sinistra, addirittura metà
cranio (FIG.9). Manca cioè completamente tutta la parte che fuoriusciva dallo strato
EU2b,che lo avvolgeva come in una morsa. Particolare inoltre ulteriormente
raccapricciante,sono invece rimaste in sito le ossa del piede sinistro, appoggiato alla
parete,immerso nel surge che si innalza leggermente verso il muro della casa,
seguendo l'andamento del sottostante lapillo.Lo spessore del surge,
inoltre,aumenta raccordandosi con il corpo. Una sola spiegazione può esser data al
troncamento netto dello scheletro nella parte fuoriuscente dal suo strato deposizionale:
esso è stato tranciato di netto,giacendo trasversalmente alla direzione del sopraggiunto
flusso dell'unità EU3,dai litici dello strato e da quant'altro materiale trasportato in
esso (tegole fratte, mattoni,ecc.) che come una terribile sequenza di proiettili ha finito
per agire su di esso come il colpo di una scimitarra affilata che supera l'ostacolo
incontrato recidendolo.Ciò comporta di conseguenza una conclusione di notevole interesse
vulcanologico: lo strato EU3a, precedentemente considerato generalmente un fall
(prodotto di caduta A8, nella ricostruzione di Sigurdsson) è invece solamente la parte
basale del set EU3 ed è un flusso (flow).
Si può chiaramente
affermare,inoltre, che entrambe le vittime furono uccise dal surge-flow dell'unità
EU2.Il reperto (b) è stato trasportato poco ed il suo corpo è stato tranciato di netto
dall'arrivo della parte piú densa, basale, del flusso successivo, in grado di trasportare
anche grossi oggetti e soprattutto frammenti taglienti di tegole a grande velocità.Ciò
è avvenuto quando lo strato EU2b era già in grado di offrire una adeguata resistenza al
trascinamento del corpo che ospitava.Il reperto (a),invece, ha sicuramente subito un
maggior trasporto: la colonna dorsale risulta infatti spezzata in più punti e il cranio,
martoriato, evidenzia duri e ripetuti impatti.
Della potenza distruttiva
della successiva unità EU3, evidenze ancora piú spettacolari hanno tuttavia dato la
prova.
Verso la parte meridionale
della casa in corso di scavo, in corrispondenza a nord con la casa del Primo Cenacolo
Colonnato, posta ai nr.1-2 dell'insula,un'area scoperta di circa 50 metri quadri,
delimitata ad ovest dal muro perimetrale dell'isolato,è verosimilmente in connessione e
continuazione diretta con l'area del giardino già scavato. In essa si è potuto
documentare uno dei tanti cunicoli scavati dai fossores antichi per raggiungere i
"tesori": utilizzando la cinerite compatta del surge come volta, il
passaggio s'insinua all'interno del lapillo sino a fermarsi di fronte ad un muro (FIG.10).
Che tale area sia ipetrale è mostrato dal rapido precipitare in parete dei proietti
vulcanici in sua corrispondenza e i segni della tettoia posta sul versante ad essa rivolto
a protezione di un andito verso gli ambienti coperti della casa,attualmente scavato solo
sino all'architrave. Tale varco si apre lungo un muro ad andamento est-ovest,parallelo
cioè a via dell'Abbondanza e al muro perimetrale,posto piú a sud,che verosimilmente
divideva l'intera proprietà dalla casa del Primo Cenacolo Colonnato.Il muro di divisione
tra spazio coperto e scoperto della casa era notevolmente piú alto di quello perimetrale.
Solo la sua parte inferiore è stata trovata però in situ ancora eretta, piú alta
comunque dei muri perimetrali ovest e sud della proprietà (FIG.11). La parte superiore
invece si è trovata divelta e spostata in caduta ad oltre un metro (anche un metro e
mezzo in alcuni punti) a sud della sua base, completamente immersa nel flusso dell'unità
EU3. Sul muro abbattuto sono ancora ben riconoscibili le corrispondenze con la parte
rimasta in situ. In particolare, si nota la grata di una finestra,contornata
dall'impronta del telaio in legno,ancora perfettamente in asse con il suo alloggiamento
originario nella muratura che la conteneva.
La capacità di trasporto
dell'unità EU3, già considerata a proposito degli scheletri e verificata anche grazie
alla parete perimetrale ovest della casa,che ha subito una forte inclinazione in
conseguenza dell'avanzata del flusso,che procedeva in direzione leggermente obliqua
rispetto ad essa, ha qui pertanto trovato la sua piú spettacolare
evidenza.L'interpretazione cinematica che dell'accaduto si può trarre permette inoltre di
ricavare informazioni preziose sulle caratteristiche del flusso,sul suo moto e sulla sua
velocità.
L'essere in un'area scoperta
ha permesso di poter senza difficoltà delimitare il crollo, scavando intorno ad esso su
tutti i lati fino a giungere al lapillo. Anche prima ancora di smontarlo è cosí
possibile constatare che la stratigrafia al di sotto di esso non è costante (FIG.12).
Fino allo strato EU2b non ha subito interferenze sostanziali, in quanto i flussi
precedenti si sono depositati uniformemente sulla superficie concava delle pomici. Con
l'arrivo dell'unità EU3,invece,si riscontra che la parte di esso sottostante al crollo è
di notevole spessore verso ovest, dalla parte del vicolo, mentre va progressivamente
scemando fin quasi a divenire nulla ad est.Il muro però si è abbattuto di colpo, spinto
da una forza che ha agito contemporaneamente per tutta la sua lunghezza. La parabola di
caduta,quindi,è stata interrotta in tempi ed altezze diverse perché,sotto il muro che
cadeva,il deposito si andava modificando proprio per l'arrivo della parte basale del
flusso incanalatasi nel vicolo, che si era potuta espandere verso ovest in corrispondenza
dell'inizio dell'area scoperta,in quanto la cresta del muro perimetrale,molto piú bassa
rispetto alla sua continuazione ove esistevano gli ambienti coperti, era stata già
raggiunta dai precedenti depositi. Il flusso pertanto si era potuto insinuare in
quest'area dove si sarebbe poi adagiato il crollo, mentre la parte di flusso non
incanalatasi nel vicolo veniva frenata e deviata dal muro stesso, che veniva comunque irrimediabilmente tagliato (FIG.13), cadendo
appunto sulla parte di flusso già penetrata sotto di esso dal vicolo.
Questa ricostruzione è
confermata dall' osservazione attenta dell'andamento degli strati EU3a e EU3b. In
particolare il flusso proveniente da nord si abbatte sul muro e lo rovescia. La parte
basale del flusso, costituita dagli strati EU3a e EU3b si espande appena oltre l'angolo
della casa e invade lo slargo a sud di essa mentre il muro cade. La parte piú ad est del
muro, piú lontana da raggiungere da parte del flusso, tocca per prima i depositi
sottostanti dopo circa 0,4-0,5 secondi. Pertanto il flusso per percorrere nello stesso
tempo circa 9 metri, ossia l' estensione in larghezza del crollo, ha viaggiato ad una
velocità di 65-80 Km/h.
Alcune caratteristiche del
flusso EU3 possono cosí essere sintetizzate:
- gli
strati EU3a e EU3b viaggiano praticamente insieme con comportamento da flusso laminare
tipo debris-flow, localmente turbolento: lo strato EU3a è un flusso e non un
prodotto da fall-out, come è stato già puntualizzato in precedenza; EU3b
evidenzia caratteristiche di mud-flow.
- lo
spessore attivo della testa del flusso è di almeno 3 m (pari all'altezza del muro ancora
esposto al suo arrivo);
- la
parte piú alta del flusso (EU3c e naturalmente EU3d) ora stratigraficamente sovrapposta a
EU3b, non si deposita contemporaneamente alla parte basale. EU3c ha caratteristiche da debris-flow
con notevoli capacità di trasporto. Le caratteristiche da fall-out dello strato a
pisoliti EUed si evidenziano verso l'alto, rappresentando la fase che chiude la sequenza
stratigrafica legata al flusso.
Se si mettono ora a
confronto questi dati chiarissimi lasciati dal Vulcano sul terreno con il racconto di
Plinio, nonostante i limiti "letterari" che esso sconta, già da tempo
evidenziati,
è possibile dare anche qualche indicazione cronologica precisa a tali manifestazioni.
I punti di riferimento non
mancano: Plinio il Vecchio viene allertato del fenomeno intorno all'una di pomeriggio. Si
scuote dal torpore nel quale era caduto nel pomeriggio afoso di agosto,si
porta su una non vicina altura per osservare un fenomeno che si era già delineato,fa
armare le navi e poi parte con vento favorevole alla volta del litorale vesuviano e quindi
di Stabia, dove approda prima che la luce del giorno,già fortemente compromessa dalla
nuvola dell'eruzione,scompaia del tutto. Qui egli saluta Pomponiano,e poi nell sua villa
prende il bagno e la cena, prima di immergersi in un profondo sonno dal quale verrà
riscosso dagli amici quando il pericolo sembrava divenire nuovamente imminente. Come è
noto, all'alba di un nuovo giorno, di cui a Stabia non fu possibile nemmeno accorgersi,
egli perse la vita.
Quanto tempo è passato
dall'inizio dell'eruzione? Almeno 18 ore secondo Sigurdsson, durante le quali (dalle ore
13 del 24 agosto) si è manifestata la fase pliniana caratterizzata da pomici bianche
(circa sette ore) e grigie (fino al mattino del 25 agosto).Una valutazione
sostanzialmente accettata dalla maggior parte degli autori che hanno di recente affrontato
l'argomento, anche se si è comunque già registrata una propensione ad anticipare
l'inizio dell'eruzione stessa almeno di qualche ora.
Secondo tali usuali
interpretazioni, però, Plinio il Vecchio tenterebbe l'impossibile sbarco sulla costa
vesuviana nel bel mezzo della fase pliniana. Nonostante l'equipaggio fosse terrorizzato,
il comandante a quel punto deciderebbe di proseguire proprio verso un'area - quella
stabiese - maggiormente tormentata dai prodotti di caduta. Come già accennato, sia la
grandezza delle pomici, sia la percentuale di litici aumentano, infatti, nel corso dell'
eruzione. Inoltre tutte le manifestazioni secondarie che si stavano manifestando, quali
parziali crolli della colonna pliniana, flussi e nuvole di cenere associati, rendevano
proprio la zona sottovento quanto mai disagiata. La direttrice
Pompei-Stabiae si ritrova nel bel mezzo di quest'uragano nel quale, peraltro, la
visibilità diviene fortemente ridotta e la respirazione stessa è faticosa.L'approdo e i
cordiali saluti a Pomponiano e la stessa permanenza in villa,così come descrittaci da
Plinio, sarebbe stata assolutamente inconciliabile con le condizioni proibitive che si
sarebbero verificate se i tempi dell'eruzione fossero stati appunto quelli. Non si
dimentichi,peraltro,che Plinio il Giovane deve aver assunto i particolari di quanto fatto
dallo zio a Stabia direttamente da Pomponiano o da uno della sua cerchia e che egli
parlava ad un suo contemporaneo di una situazione di cui anche altri a Roma erano in
condizione di poter dare notizia.Proprio perché a lui preme di glorificare la figura
dello zio,dato che alcuni stavano accreditando voci relative ad una sua fine da vile, per
quanto retorico e letterario si voglia ritenere il suo scritto, egli deve aver senz'altro
attentamente curato il quadro oggettivo dei particolari da molti verificabile, proprio per
dare maggior spessore e credibilità alla cosa che più effettivamente gli premeva,
ossia la morte non cruenta dello zio.
A noi sembra invece piú
verosimile, allora,che il comandante della flotta romana sia giunto in prossimità della
costa vesuviana a fase pliniana già quasi esaurita. Il mancato attracco per le mutate
condizioni del fondale prospiciente il vulcano, calcolando i tempi impiegati per decidere
di far salpare la liburna e quelli tecnici per armarla e giungere da Miseno al Vesuvio
può ragionevolmente porsi tra le 17 e le 18,30 Quando sbarca a Stabia, dopo
aver sfruttato l'illuminazione ancora residua del giorno, sono tra le 19 e le 20,30 e l'
attività di fall-out è già terminata. Sale alla villa, una delle tante splendide
ville patrizie che si affacciano sul golfo e da lí, dopo il bagno, dopo cena, nelle
tenebre della notte osserva una dimessa attività del Vesuvio. I "focolai di fiamme e
le alte colonne di fuoco" che da lì si sprigionano possono anche essere da lui
contrabbandate, per incutere fiducia agli amici, per semplici incendi attecchiti sulle
case dei contadini poste lungo il pendio della montagna. Ormai però il pericolo era
passato e ci si poteva anche abbandonare ad un sonno ristoratore.
L'eruzione naturalmente non
era cominciata nella prima ora del pomeriggio,quando a Miseno se ne hanno
i primi segnali. Basti pensare che di lì a poco giunge il messaggero di Rectina, che non
poteva certo aver impiegato meno di tre ore per giungere a Miseno, e parla già di una
situazione precipitata e divenuta senza scampo per via di terra.Ciò comporta che già la
mattina,tra le 9 e le 10,la colonna pliniana doveva essere pienamente sostenuta.
Secondo tale ricostruzione,
quindi, la fase pliniana, che produsse a Pompei accumuli di pomici -e litici subordinati-
per spessori anche di due metri e mezzo,si è impostata ed è terminata in circa 10 ore.
Ad essa fa seguito una relativa calma,durante la notte,squassata tuttavia da intensi
terremoti nettamente avvertiti sia a Stabiae che a Miseno e decisamente piú forti di
quelli sperimentati prima dell'eruzione,che lasciavano ormai quasi indifferenti gli
abitanti della zona,adusi a convivere con essi. Sul far del giorno dal
vulcano fuoriescono enormi quantità di ceneri, che si abbattono ancora verso
sud-est.Nelle zone piú vicine al Vesuvio gli effetti dei continui scuotimenti sono piú
gravi. Gli equilibri precari sono però a questo punto risolti definitivamente.
Giudicando forse ormai
invece scongiurato il pericolo, molti pompeiani alle prime luci dell'alba del 25 agosto
del 79, per quanto incerte e vaghe esse possano essere state,si
aggiravano per la città. Forse avevano vagato come inebetiti tutta la notte, incerti sul
da farsi,forse avevano lasciato il rifugio dove erano riusciti a sopravvivere, forse
addirittura erano ritornati nella città dalla quale erano fuggiti per valutare quale
fosse la situazione, ora che le tenebre si erano diradate. Chi però si fosse trovato tra
questi ultimi,si sarà reso allora senz'altro conto di aver commesso un irrimediabile
errore: a poco piú di un'ora dall' alba del 25 agosto,infatti, si sarebbe manifestata la
piú poderosa delle distruttive manifestazioni mai registrate al Vesuvio in epoca storica.
Essa,ad alcuni chilometri di distanza,a Miseno, viene descritta da Plinio il Giovane come
l'apparire di "una nube nera e spaventosa squarciata da serpeggianti guizzi di
fuoco,che si apriva in larghi bagliori di incendio, simili a folgori, se non che molto
piú estesi". Dopo la lunga serie di intensi terremoti, ecco infatti dal Vesuvio si
innalza e si dilata a grande velocità una nuvola nera carica di cenere umida. Lungo i
fianchi dell'apparato, a piú riprese,precipita verso valle una valanga di detriti
composta da parti dell'edificio vulcanico e da pomici inglobati in una matrice
cineritica.
A Pompei si risentono
pesantemente gli effetti di tali manifestazioni. Un cupo e fragoroso boato che va
prepotentemente intensificandosi annuncia l'avvicinarsi di una calda nube di cenere,che
viaggia già mista a quei prodotti che la sua veemenza riesce a strappare al suolo
attraversando la città,quali frammenti di tegole e di intonaco. Essa travolge gli uomini
e li priva della possibilità di respirare,facendoli stramazzare a terra esanimi. Dopo
breve tempo,poi, un'ulteriore valanga di cenere, lapilli e litici,di
massa notevolmente superiore alla precedente e viaggiante ad una velocità stimabile tra i
65 e gli 80 km/h, raggiunge le mura della città ormai già raccordate alla pianura dalla
fase di fall-out,
le scavalca e si abbatte sull' abitato. La parte meno densa passa alta sulle case
risentendo poco delle asperità prodotte dai muri rimasti in piedi,quella piú in
basso,piú densa,invece ne risente sensibilmente, tanto da incanalarsi nei percorsi
preferenziali costituiti dalle strade ancora non livellate all'altezza degli spuntoni
degli edifici e trascinando via anche blocchi
di muri,e con essi tegole,travi e i corpi stessi delle vittime. Il maggiore spessore dei
flussi riscontrati in città in rapporto a quelli della campagna circostante, i regimi
deposizionali diversi riscontrati anche a breve distanza, sono appunto gli effetti di
questa interazione del flusso che passa sopra e attraverso la città con le strutture.La
forza dell' impatto è violenta,la capacità di trasporto notevole.La parte piú alta del
flusso, dalla quale pioverà intensamente cenere, si innalza sull'abitato per centinaia di
metri, e i riscontri deposizionali legati all' ampio fenomeno saranno ritrovati a decine
di chilometri di distanza con una capacità del flusso tale da superare i monti Lattari
che delimitano a sud-est la piana del Sarno.
Le pareti ancora in piedi degli edifici,
specialmente quelle trasversali all'avanzata del flusso, non riuscendo ad offrire
adeguata resistenza, sono invece tranciate per tutta l'altezza che ancora sopravanza i
depositi dei materiali precedentemente accumulatisi. L'associata fase,caratterizzata da
moto turbolento, forte capacità erosiva e di trasporto segue immediatamente. Poi,
dall'alta nuvola che ricopre l'intera montagna e si allarga velocemente, ricade una
pioggia di cenere e aggregati pisolitici, a codificare la caratterizzazione idromagmatica
della tremenda manifestazione eruttiva.
A Stabia muore Plinio il
Vecchio;a Miseno Plinio il Giovane, osserva la nube abbassarsi verso terra avvolgendo
Capri e nascondendo alla vista lo stesso promontorio di Miseno.Vinto dalle pressioni della
madre e convintala a sua volta a fuggire con lui si mette finalmente in marcia
abbandonando la casa.Egli registra ora mirabilmente:"Già la cenere cadeva: tuttavia
era ancora rara. Mi volgo indietro:incalzava da tergo una fitta e densa nebbia e ci
inseguiva spandendosi sulla terra a guisa di torrente".
Quest'ultima imponente
manifestazione, di cui si sono messi a fuoco i terribili effetti su Pompei, è stata
accomunata al piú poderoso tra i flussi che nella giornata del 25 agosto del 79 d.C.
invasero i dintorni del vulcano. Sigurdsson et al. (1985) lo identificano con S6, il surge
che a 8 h circa del mattino ricopre con 90-110 cm di depositi Pompei.
Dopo il rovinoso flusso EU3
almeno altri tre, con le stesse caratteristiche, anche se meno potenti, sono ben
registrati dalla stratigrafia delineata sulla parete che limita lo scavo. Essi si
abbattono sulla città con meno violenza e su un substrato molto piú omogeneo, in quanto
livellato dalle precedenti manifestazioni. A questo punto,però,il
fato della città e dei suoi abitanti si era già tristemente compiuto.
A segnalare il sito della
distrutta Pompei rimanevano solo le parti alte di alcuni piú resistenti edifici,che
sporgevano su un deserto grigio.
A. Varone , A. Marturano
[1]Da ultimo RStPomp
V 1991-92, 195-200, con bibliografia precedente; cfr. inoltre RStPomp VI 1993-94,
217. Per altre informazioni sullo scavo, oltre alla bibliografia ivi riportata e a quella
citata nelle note successive cfr. pure A.Varone,New finds in Pompeii. The
excavation of two buildings in Via dell'Abbondanza, in Apollo (London), luglio
1993, 8-12; Idem,Nuovi rinvenimenti
a Pompei lungo via dell' Abbondanza, in "Boll. Ass. Arch. Ticinese" VII
1995, 4-8; Idem,Fouilles, documentation et conservation de la maison pompeienne
des "Casti Amanti",in Vestiges
archéologiques. La conservation in situ (Atti III convegno internazionale ICAHM
(ICOMOS):Montreal, 11-15 ottobre 1994), Montreal 1996, 224-236; Idem, Pompei: il
quadro Helbig 1445, "Kasperl im Kindertheater", una nuova replica e il problema
delle copie e delle varianti, in Atti Convegno A.I.P.M.A. (Bologna, settembre 1995),
in corso di stampa; A.Varone, A.Ciarallo, M.Mariotti Lippi, in AA.VV., Parchi
e giardini storici, Roma 1995, 171-177.
Cfr.
RStPomp IV 1990, 206ss.
Si
cfr., in particolare, A. Varone, L'organizzazione del lavoro di una bottega di
decoratori:le evidenze dal recente scavo pompeiano lungo via dell' Abbondanza, in MededRom
54, 1995, 124-136; A. Varone, H. Bearat, Pittori romani al lavoro: materiali,
strumenti, tecniche. Evidenze archeologiche e dati analitici di un recente scavo
pompeiano lungo via dell'Abbondanza (Reg.IX, ins. 12), in Atti Convegno Internazionale
Roman Wall Painting: Materials, Techniques, Analysis and Conservation, Fribourg
7-9 marzo 1996, in corso di stampa; A.Varone, Un nuovo pavimento musivo
pompeiano in corso di restauro al momento dell'eruzione vesuviana del 79 d.C., in Atti
del V Convegno AISCOM,Bordighera 6-10 dicembre 1995, Bordighera 1996, 681-694. V.
poi anche L. Colombo,M. Danzi,C. Scalese, La rappresentazione di superfici
affrescate nell' insula dei "Casti Amanti", in RStPomp VI 1993-4,
205-210;Iidem, Applicazione di tecniche di visualizzazione raster ad un
mosaico di Pompei, in "Bollettino Sifet" 3 (1996), in stampa.
Cfr.
Pl. ep. VI 20,1 :"Praecesserat per multos dies tremor terrae, minus
formidolosus quia Campaniae solitus".
Cfr.
A. Varone, Piú terremoti a Pompei? I nuovi dati degli scavi di via dell'
Abbondanza, in Archäologie und Seismologie - La regione vesuviana dal 62 al 79
d.C. Problemi archeologici e sismologici, München 1995, 29-35. Per una sintesi
sulla sismicità di tale periodo cfr. A.Marturano, V.Rinaldis, Seismicity before
the 79 A.D. Vesuvious Eruption, in Il sistema uomo-ambiente tra passato e
presente (Atti del 2º Seminario del Centro Europeo per i Beni Culturali, Ravello 3-5
giugno 1994), in stampa.
H.
Sigurdsson, S. Carey, W. Cornell, T. Pescatore,
The eruption of Vesuvius in A.D. 79, "Natl.Geogr.Res." 1, 1985, 332-387.
In tale simbologia A indica i prodotti di caduta, S il surge.
Una
prima delineazione della dinamica dell'eruzione del 79 era già stata offerta
precedentemente dallo stesso Sigurdsson in collaborazione con altri. Cfr. H.
Sigurdsson, S. Cashdollar, R.S.J. Sparks,
The eruption of Vesuvius in A. D. 79: reconstruction from historical and volcanological
evidence, AJA 86, 1982, 39-51. Ancora Pescatore e Sigurdsson hanno curato una
successiva messa a punto dei dati in T. Pescatore, H. Sigurdsson, L' eruzione
del vesuvio del 79 d.C., in Ercolano 1738-1988. 250 anni di esperienza
archeologica, Roma 1993, 449-458.
R.V.
Fisher, H.U. Schmincke, Pyroclastic rocks, 1984, 298.
Piú
in particolare EU3b ha un comportamento da mud-flow, EU3c da ash-flow.
Il
rilevamento in sé (successione degli strati, granulometria, percentuali dei componenti),
non differisce sostanzialmente fra vari autori (v. ad es. L.Lirer, T.Pescatore,
B.Booth, G.P.L. Walker, Two plinian pumice fall deposits from Somma-Vesuvius,
Italy, in "Geol. Soc. Am. Bull." 84, 1973, 759-772;M.F. Sheridan, F.
Barberi, M. Rosi, R. Santacroce, A model for Plinian eruptions of Vesuvius,
"Nature" 289, 1981, 282-285; S.Carey, H.Sigurdsson, Temporal
variations in column height and magma discharge rate during the 79 AD eruption of
Vesuvius, in "Geol. Soc. Am. Bull." 99,1987, 303-314; F.Barberi, R.Cioni,
R.Santacroce, A.Sbrana, R. Vecci, Magmatic and phreatomagmatic phases in explosive
eruptions of Vesuvius as deduced by grain-size and component analysis of pyroclastic
deposits, "Journ. Volcanol. Geotherm. Res." 38, 1989, 287-307; R.Cioni,
P.Marianelli, A.Sbrana,Dynamic of the A.D. 79 eruption: stratigraphic,
sedimentological and geochemical data on the successions from the Somma-Vesuvius southern
and eastern sector, "Acta Vulcanol." 2,1992,109-123; R.Cioni, A.Sbrana,
L. Gurioli,The deposits of AD 79 eruption, CEV - CMVD Workshop on Vesuvius
Decade Volcano. September 1996, 17-23). Differenti invece sono le interpretazioni
relative all'evento eruttivo e alle modalità di trasporto e di deposizione. L. Lirer,
R. Munno, P. Petrosino, A. Vinci, Tephrostratigraphy of the A.D. 79 pyroclastic
deposits in perivolcanic areas of Mt. Vesuvio (Italy), in B. De Vivo, R. Scandone,
R. Triglia (curr.), Mount Vesuvius, "Journ. Volcanol. Geotherm.
Res.", 58, 1993, 133-149) hanno tuttavia rivisto la successione stratigrafica
proposta da Sigurdsson et al.(1985), mettendo in dubbio alcune correlazioni areali
e reinterpretando le caratteristiche deposizionali dei prodotti a tetto delle pomici.
Pl.,
ep. VI 16 e VI, 20. Esse vengono definite rispettivamente "Lettera per la
Storia" e "Lettera per la Cronaca" nell'attenta lettura interpretativa
offertane da M. Gigante, Il fungo sul Vesuvio. Secondo Plinio il Giovane,Roma
1989.
In
questa fase iniziale dell'eruzione, freatomagmatica, è riconosciuta l'interazione della
falda acquifera superficiale surriscaldata dal contatto con la parte piú alta del magma
ormai quasi in superficie. Queste manifestazioni eruttive sono caratterizate da esplosioni
che frantumano i prodotti producendo aggregati di cenere umida intorno a particelle solide
della grandezza di millimetri (lapilli di accrezione). Cfr. Sigurdsson e al.,art.cit.
(1985);Barberi e al.,art.cit. (1989);Lirer e al.,art.cit.,(1993).
S.Carey,
H.Sigurdsson, art.cit. (1987).
E'
stato calcolato che durante la fase di fall-out il Vesuvio ha emesso circa 2,5 Km3
di materiali.A Pompei,in un tempo brevissimo si accumulano 130-140 cm. di leggeri e ancora
caldi clasti pomicei bianchi di dimensioni anche di dieci centimetri di diametro man
mano che l' eruzione procede e l' accumulo si ispessisce. A cinquanta chilometri di
distanza, nel Cilento, ancora lo strato di lapilli raggiunge una potenza di oltre
cinquanta centimetri, mentre le parti piú fini vengono trasportate fino a notevolissima
distanza. Insieme ai lapilli cadono anche pesanti pezzi di roccia asportati dal profondo o
strappati dal condotto: alcuni sono stati attori di precedenti eruzioni, altri sono i
testimoni della piattaforma calcarea che si estende al di sotto dell' apparato vulcanico,
in continuazione della penisola sorrentina.
Essendo
esse piene di vacuoli, può stimarsi a solo 0,5 gr/cm3
S.Carey,
H.Sigurdsson, art.cit. (1987).
La
composizione è passata da fonolitica a tefritico-fonolitica. L. Civetta, R. Galati, R.
Santacroce, Magma mixing and convective compositional layering within the Vesuvius
magma chamber, "Bull. Volcan." 53, 1991, 287-300,sulla base di rapporti
isotopici, correlano tale variazione alla complessa storia di ricarica del sistema che
involve processi di mixing nella camera magmatica. Sulla fase pliniana si vedano
in praticolare S.Carey, H.Sigurdsson, art.cit. (1987) e Lirer et al.,
art.cit. (1993).
Sheridan
e al., art.cit. (1981), attribuiscono questo range di depositi di caduta
e di flussi (fall di pomici e surges) a una eruzione costituita da una
colonna pliniana magmatica primaria con
contemporanee marginali idromagmatiche esplosioni. Sigurdsson e al., art.cit.
(1985),invece, riconoscono l'influenza dell'acqua esterna, di falda (interazione
magma-acqua),solo dopo la deposizione delle pomici grigie, giudicando i cambiamenti
nello stile dell'eruzione, in questa fase, attribuibili alla sola presenza di juvenili
volatili magmatici e a variazioni di alcuni parametri eruttivi.
Ad
Oplontis essi danneggiano la villa di Poppea e devastano la vegetazione, mentre a
Boscoreale,ove giungono meno intensi, riescono solo a spezzare, ma non a recidere, dei
rami, che rimangono ancora attaccati al loro tronco e si allineano nella direzione della
corrente. Cfr. Sigurdsson et al., art.cit. (1985).
I
flussi piroclastici,o nubi ardenti -come storicamente catalogati a seguito dell'eruzione
del 1902 del Monte Pelée,in Martinica- sono
correnti dense -una miscela di gas,ceneri e prodotti solidi- che si precipitano lungo i pendii dei vulcani ad
alta velocità. Sono stati riconosciuti in campagna varie tipologie che rappresentano
differenti modalità di formazione e trasporto, a cui sono state date differenti
denominazioni. Negli ultimi 30 anni,per spiegare i vari riscontri sperimentali, sono state
proposte piú modellazioni. Generalmente essi si formano per esplosioni laterali o per
il collasso della nube eruttiva. Consistono di una parte basale,semifluida e piú
concentrata, e di una parte superiore, meno densa, in moto turbolento, tra le quali si
distingue una zona di transizione.
Di
ciò può offrire testimonianza il fatto che Plinio, che la osservava da Stabia, può
cercare di convincere gli amici che si trattava ormai solo di fuochi lasciati ardere dai
contadini. Cfr. allora infra.
E'
identificato con un livello di caduta da Sigurdsson et al. art.cit.(1985),
livello A8, e da Barberi et al. (art.cit.,1989). In precedenza era stato
considerato come il ground-surge di un'unità ignimbritica da Sigurdsson et al.
(art.cit.,1982). Cioni et al. art.cit.(1990) lo identificano
inizialmente come il livello basale di una nube piroclastica turbolenta diluita, per poi
ridefinirlo definitivamente come livello di caduta EU4F (Cioni e al.,art.cit.,1996).
Gigante,op.cit.,passim.Sul
viaggio di Plinio il Vecchio,sui suoi tempi e sulla rotta seguita un interessante
contributo è ora offerto da G.Guadagno, Il viaggio di Plinio il Vecchio verso
la morte,in RStPomp VI 1993-4, 63-76,dove l'attenta lettura delle fonti viene
messa continuamente a confronto con i risultati della ricerca vulcanologica. Per una
rapida sintesi della storia della revisione interpretativa del testo pliniano cfr. in
particolare p.63 e n.5 a p.71. Nel lavoro, passim, potranno anche trovarsi
ottimamente sintetizzate le posizioni dei vari commentatori moderni, e soprattutto dei
vulcanologi,riguardo ai fenomeni eruttivi e alla loro cronologia.Un'accurata
bibliografia sull'interpretazione di vari brani che compongono il racconto pliniano e
quello di Cassio Dione (LXVI 21-24) può inoltre leggersi in E.Renna, Vesuvius
mons,Napoli 1992,52-56 con relative note.
Si
noti che Plinio in mattinata aveva preso un bagno di sole, seguito da un bagno freddo.
Bastano già queste considerazioni (contra Renna, op.cit. 118 n.2),
soprattutto in considerazione dell' età e della cagionevole salute dell' Ammiraglio, a
far comprendere come già solo alla luce del buon senso, oltre che per tutte le altre
ragioni di ordine filologico e archeologico (ragioni di ordine naturalistico, derivate
essenzialmente dalle analisi dei pollini effettuate sul suolo del 79 d.C. in vari punti
interessati da scavo nell'area vesuviana, saranno tra breve presentate da A.M.Ciarallo),
la proposta già avanzata dal Ruggiero e poi recentemente ripresa da Pappalardo, di dar
credito alla testimonianza di Cassio Dione per ritenere l'eruzione avvenuta nel novembre
del 79 e non già il 24 agosto, siano destituite di fondamento. Anche Guadagno, art
cit., 69s. ha poi messo in evidenza, sulla scorta delle giuste considerazioni riguardo
alla durata del viaggio di Plinio, come esso si concili bene con una giornata estiva,
lunga, e non già con una giornata di autunno inoltratissimo,quando il tramonto avviene
già intorno alle 17.
Sigurdsson
et al., art.cit. (1985). In Carey e Sigurdsson, art.cit. (1987)
le ore sono precisate in 19.
I
vulcanologi italiani del secolo scorso Mercalli,e di inizio secolo, non distinguono
temporalmente le varie fasi dell'eruzione (cfr. A. Scacchi,Istoria delle
eruzioni del Vesuvio accompagnata dalla bibliografia delle cose scritte su questo vulcano,in
"Il Pontano" (Biblioteca di Lettere ed Arti pubblicata da Carlo de Petris), I,
Napoli 1847, 16-21; L.Palmieri, Il Vesuvio e la sua storia, in Lo
spettatore del Vesuvio e dei Campi Flegrei, Napoli 1887, 7-34; G.Mercalli,Vulcani
e fenomeni vulcanici in Italia, Napoli? 1883;G.B.Alfano,I. Friedländer,La
storia del Vesuvio illustrata dai documenti coevi, Ulm a.d.Donau 1929). P.Gasparini,S.
Musella, Un viaggio al Vesuvio, Napoli 1991 stimano in 15 cm per ora l'accumulo
di pomici a Pompei, considerando pertanto un'attività semi-continua di circa 18 ore.
Recentemente, G.Macedonio,F. Dobran, A. Neri, Erosion processes in volcanic
conduits and application to the AD 79 eruption of Vesuvius, in "Earth and
Planetary Science Letters" 121,1994,137-152,tenendo conto di precedenti
valutazioni (Lirer et al.,1973; Sheridan et al.,1981;Carey and Sigurdsson,
1987; Barberi et al.,1989; Cioni et al.,1992: artt.citt.) associano
ad un modello di ascensione del magma stime di sollecitazioni sul condotto vulcanico
vesuviano,mostrando perplessità sulla durata e la dinamica dell'eruzione come
prospettata da Sigurdsson. M.Baratta, La fatale escursione vesuviana di Plinio,
in "Athenaeum" IX 1931,71 ritiene l'eruzione cominciata "alquanto tempo
prima" dell'avvistamento dei fenomeni a Miseno e A.Rittmann, L' eruzione
vesuviana del 79. Studio magmalogico e vulcanologico, in AA.VV., Pompeiana,
Napoli 1950, 467 ne anticipa l'inizio "forse tra le 10 e le 11".
Le
condizioni proibitive emergono già considerando il solo effetto prodotto dalla pioggia
di pomici che, anche già solo considerando una velocità di accumulo media (su 18 ore)
di 15 cm/h, e solo classi granulometriche da 0,5 cm3 a 2 cm3,
dovevano cadere a una frequenza di alcune decine di pezzi al secondo per metro quadrato.
Per
questi aspetti si cfr. particolarmente Gigante, op.cit.,37; Guadagno,
art.cit., 64
Il
forte dubbio sull'effettivo far prendere il mare anche alle quadriremi, quando Plinio
venne sollecitato dal messaggero di Rectina, consiglia di non basarsi su queste navi per
calcolare tempi, che sarebbero comunque ancora più dilatati. Rectina sembra infatti esser
chiamata in ballo apposta da Plinio il Giovane a gloria dello zio, che avrebbe tentato
l'impossibile per portare aiuto alle popolazioni.
Cosí
già Guadagno, art.cit.,69
Purtroppo
non era cosí.Anche recentemente Harry Glicken e Maurice e Katia Krafft hanno tragicamente
sottovalutato la pericolosità connessa all'attività dell'Unzen nell'eruzione del 1981.
Essi, come Plinio, hanno pagato con la vita la loro curiosità, evidenziando quanto,
anche tra specialisti, sia difficile valutare il confine del rischio accettabile.
"Verso
l'ora settima" dice Plinio.I Romani,com'è noto, suddividevano lo spazio diurno del
giorno in dodici ore,partendo dall'alba e arrivando al tramonto. Il mezzogiorno costituiva
il compimento della sesta ora.Naturalmente una siffatta scansione del tempo era molto
approssimativa, essendo la durata del giorno sensibilmente diversa da stagione a stagione
e potendo essi disporre come unici momenti di riferimento preciso dell'alba (mane),del
mezzodí (meridie) e del tramonto (occasus solis), che accorciavano o
dilatavano la durata effettiva dell'ora.Il 24 agosto del 79 alle nostre latitudini il
sole sorse a 5h 10' e tramontò a 18h 43'.Una hora durava pertanto in quel periodo
circa 68 minuti effettivi,ma val la pena di ricordare che per le ore centrali del giorno
la diffusa presenza di meridiane dava la possibilità di correggere notevolmente lo
scarto. Il riferimento di Plinio può pertanto essere ragionevolmente riportato a poco
prima delle 13. Cfr. allora anche supra, n.23.
A
Stabia ci si decide ad uscire allo scoperto,giudicando più grave e meno fronteggiabile
il pericolo delle scosse telluriche che quello della pioggia di pomici che si poteva
immaginare,in base alla recentissima esperienza,sarebbe appunto nuovamente seguita a
quelle scosse. Intanto l' attività al cratere andava intensificandosi e i primi
prodotti giungevano fin là. All'intensa pioggia di pomici,infatti,quando si fosse
ripresentata, poteva essere posto rimedio: "mettono dei guanciali sul capo e li
legano fortemente con teli", dice infatti Plinio.
A
Miseno Plino il Giovane trascorre la seconda parte della notte in cortile, a causa delle
scosse che sembrano voler rovesciare ogni cosa. Ancora dopo un'ora dall'alba il pericolo
di crollo delle strutture abitative appariva "grave e imminente".
Essi
avvengono a profondità ipocentrali limitate, intorno ai 5 km. con magnitudo di poco
inferiore a 5 e rappresentano la risposta dell'apparato al forte squilibrio prima
generato dall'intensa fase pliniana,perturbato dall'arrivo di ingenti quantità d'acqua.
Plinio
riporta: "Già altrove è giorno, lí era notte". In effetti nelle profondità
della camera magmatica si va rendendo disponibile una crescente quantità di gas
volatili che premono sulle pareti dell'apparato e trascinano verso l'alto brandelli di
materiale incandescente e ceneri.
E'
il surge che precede il debris-flow. E' fortemente erosivo sul substrato ma
non è ad alta temperatura. Sigurdsson et al. (cit.,1985) lo identificano
con il surge S5, il secondo che penetra all'interno di Pompei. R. Cioni, P.
Marianelli, A. Sbrana, L'eruzione del 79 d.C.: stratigrafia dei depositi ed impatto
sugli insediamenti romani nel settore orientale e meridionale del Somma-Vesuvio, in RStPomp
IV 1990, 179-198 lo considerano la parte piú alta delle fasi distali a bassa energia
dei flussi piroclastici pomicei (EU3PF) che chiudono le sequenze di caduta prossimali
delle pomici grigie.
E'
il livello basale del debris-flow, ricco in litici, cumuliti e calcari, e il mud-flow
di ceneri e pomici. Il moto turbolento è esaltato dall' impatto con l'abitato.
H.
Etani, S. Sakai, H. Kiriyama,Preliminary Report: Archaeological investigation at
Porta Capua, Pompeii,in "Opuscula Pompeiana", V, 1995, 55-67.
Gigante,
op. cit., p.89. E' dubbio se nella nube che avvolge Capri e nella nebbia a guisa
di torrente che incalza da tergo Plinio il Giovane siano da ravvisare le due successive
ondate EU2 ed EU3 o esse non siano altro, in successione di tempo, del propagarsi della
stessa onda EU3.
I
primi due, che si originano di seguito l'uno all'altro,sono probabilmente quelli
registrati a Miseno dopo un po' di tregua: "Rischiarò un poco ...... fu tenebra di
nuovo; fu cenere ....) (Gigante, op.cit., p.91.
Per
un'analisi piú dettagliatamente tecnica del fenomeno vulcanologico alla luce delle
risultanze del presente scavo, cfr. A. Marturano, A. Varone, The A.D. 79
eruption: on going seismic activity and effects of the eruption in Pompeii, già
presentata alla General Assembly of the
International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth's Interior
(Puerto Vallarta, gennaio 1997), e di
prossima pubblicazione.
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