Fonte: La Repubblica Sabato 10 Marzo 2001
Leggeremo i papiri bruciati
Pompei senza più segreti


Grazie a una tecnica rivoluzionaria che unisce varie tecnologie, uno studioso americano riesce a far uscire fuori lo scritto


ROMA - Bruciati, fragili, illeggibili. 1826 rotoli di papiro sepolti in una villa a Ercolano sotto le ceneri dell'eruzione vesuviana del 79 d.C. Sembrava un'utopia riuscire a capire qualcosa di quelle opere di Filodemo, Epicuro, forse Aristotele e Virgilio. Ma ora una nuova tecnologia sviluppata da Steven Booras del College of Engineering and Technology della Brigham Young University (Utah) ha fatto apparire anche ciò che l'occhio non vede. Consentendo di leggere finalmente per intero il tesoro che ci è stato tramandato.
Pareva oramai impossibile riuscire a distinguere l'inchiostro nero delle parole dal papiro carbonizzato su cui erano state scritte. Nero su nero, insomma. Booras è riuscito invece ad adattare ai papiri ercolanesi un tipo di analisi multispettro già applicata con successo ai fragili rotoli del Mar Morto, ai papiri di Petra e persino agli affreschi maya di Bonampak. Grazie a un particolarissimo sistema di filtri e a una macchina fotografica digitale opportunamente modificata, l'analisi multispettro è in grado di distinguere anche le più piccole variazioni nella composizione chimica delle sostanze. Ed è dunque riuscita a differenziare persino l'inchiostro delle parole scritte dal suo supporto di papiro, trasformando come d'incanto la scrittura in un'immagine chiara e leggibile.
Booras ha da poco terminato la sua fatica, fotografare tutti i papiri che sinora si è stati in grado di srotolare. Ora le sue immagini sono depositate all'Officina dei Papiri nella Biblioteca Nazionale di Napoli, accanto ai loro preziosissimi originali. E a disposizione degli studiosi. Ma c'è chi ha già fatto qualche incursione in corso d'opera. Come il francese Daniel Delattre, che ha avuto la possibilità di guardare le immagini di alcuni passi del libro di Filodemo di Gadara sulla musica. Filodemo è un po' l'eroe di questa grande e lussuosa villa di Ercolano giustamente chiamata la Villa dei Papiri.
Greco di Giudea, Filodemo giunse nella baia di Napoli verso gli inizi del primo secolo a.C. e vi rimase come ospite d'onore nella dimora di Lucio Calpurnio Pisone, il suocero di Giulio Cesare. Cicerone lodava Filodemo sia come filosofo che come raffinato poeta, e si vantava di esserne amico. Fu maestro di Virgilio, forse di Orazio e persino di Lucrezio. La biblioteca è sua, e raccoglie tutte le opere del lontano maestro Epicuro come anche di molti suoi allievi.
C'è anche qualche libro dei grandi avversari, gli stoici. Come dire, il nemico bisogna conoscerlo per combatterlo. Ci sono insomma nella biblioteca tutti quei testi su cui si è formata l'intellighenzia romana nel passaggio cruciale dalla repubblica all'impero. Forse i testi sarebbero andati comunque distrutti, consumati dal clima marino. Il fuoco dell'eruzione li ha quasi salvati.


 

CINZIA DAL MASO