- A Pompei il pavimento fu veduto come uno spazio unitario che avrebbe
dovuto essere interamente coperto dal mosaico, il quale così sarebbe sembrato un tappeto
anziché uno stuoino. Tale formula è in modo particolare riscontrabile negli atria delle
grandi case sannitiche costruite a Pompei e a Ercolano nel II secolo a.C.
- Ma la città di Pompei fornisce anche un certo numero di notevoli
esempi dell'antica tecnica greca del "tappetino": cioè dei mosaici inseriti al
centro del pavimento e formanti dei quadri, con disegni non soltanto decorativi. Talvolta
gli scenari potevano essere molto grandi, come dimostra il più famoso di tutti, quello
che rappresenta la battaglia di Isso (333 a.C.) combattuta fra Alessandro Magno e i
Persiani di Dario In, che misura m 3,20 x m 5,50. Risalente al 150 a.C. circa, il mosaico
fu scoperto nella Casa del Fauno di Pompei e attualmente è conservato nel Museo di
Napoli. Insieme con il più recente e puramente decorativo mosaico del Nilo di Palestrina
(la vecchia Praeneste), esso costituisce il più splendido esemplare dell'arte musiva che
sia giunto fino a noi e rivela la straordinaria potenzialità del mezzo (anche se sarebbe
alquanto scomodo dover guardare dall'alto in basso una composizione così complessa
realizzata su un pavimento). Con tutta probabilità la scena guerresca si ispirava molto
da vicino a qualche quadro greco dipinto subito dopo la battaglia di Isso, o almeno prima
della fine del IV secolo a.C. Può darsi anche che l'autore fosse un certo Filosseno di
Eretria; in ogni caso il mosaico, anche se preannuncia alcune idee prospettiche di epoca
posteriore, ci fa intuire meglio di qualsiasi altra cosa quello che doveva essere un
grande dipinto murale greco. Filosseno era noto per i suoi "scorci" illustrati
nel mosaico in questione dalle figure seminascoste. La composizione è elaborata, ma
brillantemente lucida e drammatica, con vedute audaci e una sapiente illuminazione. I
grandi capolavori musivi del genere erano presumibilmente realizzati sul posto da esperti
greci di importazione (tranne il caso, forse, che nella città di Neapolis fosse possibile
reperire uno o due artigiani capaci di sollevarsi a tali altezze). La grandiosità della
scena, tra l'altro, I'ha fatta paragonare al quadro della Resa di Breda del Velasquez; ma
l'aerea prospettiva del capolavoro seicentesco manca nell'antico mosaico, in cui tutto
sembra trovarsi in primo piano .
- Anche in opere importanti come il mosaico di Alessandro spesso le
tessere non sono disposte in linee rette, ma variano di direzione, come anche di
dimensione, secondo le necessità dell'artista. Altri pannelli più piccoli portano ancora
più avanti tali variazioni consentendo di ottenere risultati molto più delicati (simili
a quelli che solo un pittore potrebbe raggiungere) mediante l'uso di tasselli delle forme
più varie (ma generalmente rotondi) e delle dimensioni più diverse (spesso molto
piccole), sistemati su serie di curve sinuose. Due piccole composizioni musive in cui fu
impiegata tale tecnica "vermicolare" (opus vermiculatum) sono state scoperte in
una casa di campagna fuori Pompei (erroneamente chiamata Casa di Cicerone) e attualmente
sono conservate nel Museo di Napoli. Esse portano la firma di un certo Dioscoride di Samo,
e una delle due rappresenta un gruppo di musici ambulanti accompagnati da un fanciullo dal
viso smunto e malaticcio. L'altra, invece, raffigura una vecchia fattucchiera mascherata
nell'atto di dare a due ~iovani donne dei consigli o dei filtri d'amore;
tutte tengono le mani molto strette. Dioscoride vi lavorò intorno al 100 a.C., ma le
opere sono adattamenti di pitture del 280 circa, che rappresentavano scene della Commedia
Nuova di Menandro: i musici si incontrano nella commedia di quest'ultimo intitolata
Theophoroumene (La donna invasata), mentre le donne appartengono alle Synaristosae (Le
donne che fanno colazione).
- Questi pannelli, in cui le strisce sovrapponentesi di colore nero,
grigio e giallo costituiscono un tentativo di ricerca di profondità spaziale, sono
montati in scomparti di marmo, per cui dovevano essere stati prefabbricati, e questo fa
supporre c he fossero stati importati già pronti, forse dall'Oriente greco. Gli artefici
di opere come queste probabilmente avevano dei libri contenenti modelli a cui ispirarsi;
ma di che libri si trattasse e come venissero usati non possiamo dirlo. In un altro
pannello si vedono dei piccioni appollaiati su una tazza: tema ben noto e già incontrato
nelle pitture, che era stato iniziato, secondo quanto ci viene detto, da un certo Soso di
Pergamo, il quale era famoso anche per aver dipinto il pavimento sporco di una stanza da
pranzo, successivamente riprodotto in numerosi mosaici. Un esemplare, conservato al
Vaticano, porta la firma di un certo Eraclito, il che significa che in quel caso la
persona che appose il proprio nome non era evidentemente il pittore originale (che era
Soso), ma l'artefice del mosaico. Sebbene i residui di cibo sparsi sul pavimento ricordino
troppo le abitudini della gente del tempo per avere un sapore gradevole, essi forse
rendono meglio l'idea estetica di quello che dovrebbe essere un disegno sul pavimento che
non le grandi composizioni figurative. Ancora più soddisfacenti, dal punto di vista
decorativo, sono le scene di vita marina destinate alle case e alle terme. Un esempio
eccellente di questo genere è quello in cui si vede il combattimento fra un polpo e
un'aragosta, mentre una murena sta in agguato pronta ad attaccare e altri pesci girano
intorno.
- Eppure uno dei più interessanti fra i piccoli mosaici da pavimento
pompeiani si allontana dal concetto della composizione musiva intesa come decorazione.
Originariamente sistemato al centro del pavimento di una stanza da letto, questo mosaico
ha per soggetto un ritratto muliebre che Antony Thorne ha definito come quello di «una
donna tormentata, con occhi grandi, non bella, sul punto di dire qualcosa a bassa voce».
La testa assomiglia notevolmente ai primi ritratti della grande serie di dipinti che
decoravano le mummie del Fayum e di altre località dell' Egitto, e che, per quanto ne
possiamo sapere, stavano appena per iniziare la loro lunga storia proprio quando Pompei ed
Ercolano terminavano la propria. Può darsi che i primi ritratti egizi, che noi non
conosciamo, abbiano avuto un'influenza su quest'opera pompeiana, proprio come tante altre
mode che nell'antichità arrivarono in Campania dall'Egitto. Può anche essere che il
mosaico sia stato direttamente importato dall'Egitto già bell'e fatto (o che ne sia stato
almeno fatto venire il disegno su cui si basa); oppure, in alternativa, questo tipo di
ritrattistica potrebbe non aver avuto origine né in Egitto, né nella Campania, ma in
qualche scuola d'arte di un'altra regione di cui non siamo a conoscenza. L'opera è ricca
di sfumature e di luminosità.
- Agli inizi dell'impero bizantino, quattro o cinque secoli dopo la
distruzione delle città vesuviane, una delle maggiori forme d'arte del mondo doveva
evolversi dall'idea di trasferire il mosaico dal pavimento alla volta muraria o alla
parete. In effetti il trasferimento aveva già avuto inizio a Pompei e a Ercolano, ma
senza dubbio anche altrove, sebbene sia su quelle due località, come spesso avviene, che
dobbiamo basarci per sapere quasi tutto quel che accadeva nel mondo greco-romano. Così i
mosaici da parete possono essere veduti nelle nicchie che ornavano le fontane dei giardini
delle case private; essi erano fatti con cubetti di marmo o di pasta di vetro, spesso
incorniciati da fasce di conchiglie di mare. I disegni per lo più erano geometrici, con
piccole scene figurate introdotte in certi punti. Composizioni del genere, come, per
esempio, quelle delle Case della Fontana Grande e della Fontana Piccola di Pompei, al sole
d'estate devono aver prodotto suggestivi giochi di luce. La casa del Mosaico di Nettuno, a
Ercolano, vanta una grotta con tre nicchie, o nymphaeum, particolarmente elaborata e
interamente rivestita con mosaici multicolori di scene di caccia: in questo caso le figure
sono tracciate contro uno sfondo azzurro. Nella medesima corte, ad angolo retto con la
grotta, si vede un esempio molto più ambizioso di utilizzazione dello stesso materiale,
cioè un grande pannello murale raffigurante Nettuno con la moglie Salacia (Amphitrite).
L'esecuzione è fatta con tratto naturalistico e l'ombreggiatura crea l'illusione di una
pittura mentre la parte periferica del pannello forma una cornice policroma e fastosamente
ornamentale che contrasta piacevolmente con il convenzionalismo accademico delle figure.
- I mosaici e i dipinti parietali non solo facevano il servizio oggi
svolto dai tappeti e dai quadri appesi ai muri, ma il loro inserimento nella struttura
generale dell'edificio era basato sulla supposizione che i mobili dovevano essere pochi.