Pompei  News
LUGLIO 2000


Baglioni porta le canzoni nei luoghi di storia
da il Mattino Venerdì 28 Luglio 2000
Partirà il 13 agosto da Pompei, «Sogno di una notte di note», il nuovo tour di Claudio Baglioni, che sarà accolto in alcuni tra i luoghi d'arte più ricchi di storia, fascino e suggestione del nostro paese. A Benevento l’appuntamento è per il 14 settembre al Teatro Romano. È un evento a sorpresa, che segue a brevissima distanza il record tour «Il viaggio» (47 date in altrettanti palasport di 22 città, per un totale di oltre 360mila presenze). Lo spettacolo mostra l'artista come non lo si è mai visto -nè sentito- per una serie di concerti, nei quali, alcuni tra i più grandi successi del suo repertorio, si alterneranno a brani mai eseguiti prima dal vivo, in inedite riletture in chiave acustica.


LA UIL INSISTE
«È una beffa. Non andremo agli incontri»
da il Mattino Sabato 15 Luglio 2000
Il prossimo confronto tra dirigenti e sindacati della soprintendenza di Pompei è fissato per il 20 luglio. Sei giorni prima dello sciopero annunciato da Uil e Unsa (che hanno fissato la data definitiva della prossima protesta a mercoledì 26), il city manager Giuseppe Gherpelli incontrerà i rappresentanti sindacali, tutti, «per verificare se esistono le condizioni per sottoscrivere un accordo comune». Ma il segretario nazionale della Uil Beni Culturali ha già fatto sapere che a quel tavolo la Uil non parteciperà: per Gianfranco Cerasoli «quello di Gherpelli non è un tentativo di conciliazione, ma soltanto una presa in giro: l'ordine del giorno dell'incontro prevede il proseguimento della discussione iniziata il 6 luglio, e in quella sede a Pompei si è parlato di tutt'altro». Delle rivendicazioni che hanno condotto Uil e Unsa alla clamorosa protesta del 9 luglio scorso si è parlato nel pomeriggio di ieri al Ministero per i Beni Culturali. Al centro del confronto tra il capo di gabinetto del dicastero Oberdan Forlenza, il soprintendente archeologo di Pompei Pier Giovanni Guzzo e il city manager Giuseppe Gherpelli i nove anni di compensi arretrati rivendicati dai lavoratori della soprintendenza, vale a dire quella parte della vertenza che riguarda più l'amministrazione centrale dei Beni Culturali che l'istituto periferico autonomo di Pompei. Gli esiti del confronto, sui quali il city manager non ha voluto fornire informazioni, peseranno sui risultati della nuova trattativa sindacale. Ma l'atteso intervento del ministero e la convocazione del 20 non sono servite, per ora, a placare gli animi. Tornano intanto ad intervenire sul caso Pompei i parlamentari diessini dell'area stabiese. Stavolta, però, nel mirino di Vozza e Pelella ci sono le assunzioni gestite dall'associazione di imprese concessionaria del servizio di biglietteria. «Le ultime assunzioni - denunciano i parlamentari - pur essendo formalmente affidate ad un bando di selezione, hanno portato lavoro quasi esclusivamente a parenti ed amici di sindacalisti e funzionari della soprintendenza. Voci circolate su nuove assunzioni ci portano ora a chiedere che un confronto sereno riaffermi i criteri di trasparenza e correttezza nella gestione del mercato del lavoro in un territorio caratterizzato da una situazione occupazionale gravissima». Intanto a Pompei ieri mattina il sindaco Zito ha incontrato in via informale i rappresentanti di Uil e Unsa invitandoli per il futuro «a forme di protesta che non creino disagi ai visitatori e agli operatori turistici locali».

LAURA CESARANO



PARLA IL MINISTRO GIOVANNA MELANDRI
Pompei come Paestum. La gestione dei templi,un esempio positivo
da il Mattino Sabato 15 Luglio 2000
Quando ci sono, le regole vanno rispettate. Se poi è in corso un esperimento, la prima Sorpintendenza autonoma d’ Italia, il silenzio è d’oro. Quasi strategico, dice il ministro per i Beni culturali. Pompei-scavi: scioperi, assemblee, contestazioni, figuracce internazionali e riunioni in corso. E Giovanna Melandri, non è intervenuta ma ha osservato. Anzi, ha anche letto il volantino distribuito da Uil e Unsa i sindacati che domenica hanno avviato lo sciopero: «L’autonomia della Soprintendenza di Pompei non l’ho istitutita io - dice Giovanna Melandri - però credo che sia un’autentica e positiva rivoluzione. Un esperimento eccezionale che sta dando risultati eccellenti. Rappresenta il simbolo di una nuova politica, come è avvenuto a Napoli, a Paestum, per esempio».
Ministro Melandri, uno sciopero a sorpresa durante la prima domenica di luglio. A sorpresa e in pieno turismo culturale. Come l’ha presa?
«È stato un danno all’immagine e all’economia».
Il volantino. Cosa l’ha colpita.
«La questione della biglietteria elettronica»
Signora Melandri, sa che il procuratore Ormanni ha aperto un’inchiesta?
«Certo che lo so e mi sembra giusto».
Crede che qualcuno abbia rubato?
«Credo che lo sciopero sia un diritto dei lavoratori».
Allora lei non pensa che hanno rubato.
«I dati parlano da sè: nel periodo marzo-luglio ’99 la Soprintendenza ha incassato 6 miliardi e 800 milioni di lire circa. Nello stesso periodo 2000, quando oramai era in funzione la biglietteria elettronica, gli incassi hanno raggiunto quota 10 miliardi e 800 milioni».
E il city manager Gherpelli riceve i complimenti del ministro. Ma sono annunciati nuovi scioperi.
«Quello di domenica lo hanno proclamato due sigle sindacali con pochi iscritti. Gli altri dipendenti si sono dissociati».
I suoi dati sono più o meno esatti, ministro: a Uil e Unsa sono iscritti 80 lavori su 800, circa. Però quando l’amministrazione degli Scavi ha cercato di formare una squadra d’emergenza per riaprire i cancelli sono spuntati ammalati e bagnanti.
«Quello della biglietteria elettronica è un punto di non ritorno su cui non si tratta. Pompei ha una soprintendenza autonoma, non extraterritoriale. Nel Vesuviano si fa come nel resto d’Italia».
Insomma, quell’astensione dal lavoro, come lo inquadrerebbe? Il fatto che nessuno si è reso disponibile, cosa significa per lei?
«23 persone si sono presentate a lavorare, ma non erano sufficienti per lavorare».
Biglietti, shop nel museo, divise e soldi. Anzi, cinque anni di arretrati. Che fa il Ministero?
«Il Tar ha in parte dato ragione ai lavoratori. Quindi con gli Affari generali stiamo ragionando. Per l’abbigliamento so invece che è tutto pronto».
E le pistole, ministro, i custodi voglio armarsi. Ma chi dovranno mai sparare? E i sistemi di telesorveglianza?
«Ne parlino con il ministro Bianco. Questa non è una questione mia».
Parliamo ancora di autonomia. L’amministratore delegato non può gestire il personale. Non le sembra un controsenso?
«Le cose potrebbero cambiare. Visto che Pompei ha avviato l’esperimento, potrebbe essere la prima ad avere competenze anche sui dipendenti. Poi potrebbe avvenire anche per altre Soprintendenze».
Autonomia piena, dunque. E la tutela del patrimonio artistico?
«Bisogna avviare una grande campagna di restauri».
Lo ha detto anche il presidente della Regione Campania.
«L’ho sentito l’altro giorno. Abbiamo deciso di avviare un tavolo di confronto che ci consenta di coinvolgere nello sviluppo economico anche gli enti locali. Quindi, l’apertura delle boutique, dei ristoranti, dei negozi di souvenir. Un investimento che dà occupazione. E in quella zona, le condizioni ambientali sono difficili».
Il sindaco di Pompei può aspirare a far parte del grande business?
«Con lui non sono d’accordo quando dice che l’apertura dei negozi farebbe concorrenza. Piuttosto, il sindaco faccia avere l’acqua al museo 24 ore su 24».
Oggi il capo di Gabinetto ha incontrato Guzzo e Gherpelli, soprintendente e amministratore. Di cosa hanno parlato?
«Di soldi».
E lei invece cosa ha detto a Bassolino?
«Che integrando le risorse dello Stato, per esempio i proventi del Lotto e quelle della Regione, come i finanziamenti Ue, avremo programmi di sviluppo solidi. Proprio come faremo in tutta Italia».

ROSA PALOMBA



I SINDACATI UIL E UNSA
Raffica di assemblee e sciopero il 26 luglio
da il Mattino Mercoledì 12 Luglio 2000
Tra quindici giorni un altro sciopero, da venerdì una nuova ondata di assemblee a Pompei ed Ercolano. Il vespaio sollevato intorno alla chiusura di domenica scorsa ancora sciama sulla loro testa, e Uil e Unsa hanno già fissato un nuovo appuntamento con il caos. Mercoledì 26 luglio, serrata generale. E se domenica sulla riuscita della manifestazione pendeva l'incognita delle adesioni, ora la possibilità che la protesta salti è legata anche alla soluzione della vertenza. La data fissata dalle due sigle suona come un ultimatum: «Dopo lo sciopero non si accettano promesse, ma soltanto fatti - scrivono Uil e Unsa - e due settimane ci sembrano un tempo più che ragionevole per riesumare le soluzioni sepolte tre anni fa insieme all'accordo sindacale del '97». Ma c'è ancora una terza incognita: entro domani la Commissione nazionale di Garanzia stabilirà se esistono i margini per aprire un procedimento contro lo sciopero, denunciato come illegittimo dall'associazione nazionale utenti servizi pubblici (Acusp).
Il caso sindacale, intanto, continua a fornire spunti di riflessione alla politica: mentre il sindaco di Pompei annuncia di avere appena inviato una richiesta di incontro al ministro per i Beni Culturali Giovanna Melandri, sulla vicenda di Pompei anche il parlamentare dell'area stabiese Salvatore Vozza, leader regionale della sinistra diessina, ha chiesto un incontro con il ministro. «Di quanto ha dichiarato il sindaco nei giorni scorsi - osserva il deputato - va colto soprattutto l'aspetto che riguarda la valutazione dell'autonomia, che non può esimersi dal rimarcare, accanto ai risultati positivi sul piano finanziario, le contraddizioni dell'esperimento: in questi anni è mancato un raccordo tra soprintendenza, territorio ed imprenditoria locale. La legge sull'autonomia prevedeva l'istituzione di un comitato rappresentativo di Regione, Provincia, Comuni, che in realtà non ha mai funzionato, sia perché la soprintendenza non lo ha più convocato, sia perché le amministrazioni hanno smesso di sollecitarne l'applicazione. Più che mirare a far saltare il modello sperimentale di Pompei, bisognerebbe farlo funzionare, puntando, per il futuro, alla nascita di una fondazione che coinvolga tutti i soggetti. Allo stesso tempo, è necessario che il ministero accordi maggiori trasferimenti alle città d'arte».

LAURA CESARANO



I COMMERCIANTI

«Meglio se a gestire è il Comune»
E domenica sarebbero andati in fumo 300 milioni
da il Mattino Martedì 11 Luglo 2000
Trecento milioni in fumo: questo il bilancio dell’Ascom per il giorno nero della serrata agli Scavi. E la stima, prudente, si basa sulla media dei visitatori nei giorni festivi (circa diecimila) e sulla considerazione che, mediamente, ciascuno spende a Pompei, tra souvenir e menu turistici, almeno trentamila lire. «Se è vero che da anni protestiamo contro il turismo mordi e fuggi, è anche vero che sui piccoli numeri degli acquisti e dei pasti consumati al volo ruotano comunque le attività dei commercianti e dei ristoratori che operano nei pressi dell’area archeologica».
Lucio Sorrentino, presidente onorario dell’Ascom di Pompei, invita dirigenti e lavoratori della Soprintendenza a riflettere sui danni provocati dall'esasperazione dei conflitti sindacali. «Siamo noi stessi un sindacato, e pertanto non possiamo che essere solidali con i lavoratori, ma a loro chiediamo di essere a loro volta solidali con la nostra economia, che già attraversa un periodo critico. E questo nonostante il gran rumore che si è fatto intorno al Giubileo, che non ha migliorato molto gli affari degli operatori locali. Ai dirigenti, invece, chiediamo di risolvere con urgenza i problemi interni, per evitare che altre giornate di chiusura arrechino ulteriori danni all'economia locale, e di fermare i progetti che riguardano l'insediamento di attività concorrenti all'interno del sito archeologico; il book-shop e i punti di ristoro che pare debbano presto insediarsi nel sito di Pompei, serviranno solo ad impoverire l'economia della città».
Per il rappresentante dell'Ascom, la proposta del sindaco Giovanni Zito, che ha chiesto al ministro per i Beni Culturali l'affidamento del management degli Scavi al Comune, è da considerarsi «sicuramente interessante; soltanto un'amministrazione comunale può conoscere da vicino le problematiche degli esercenti locali, e tutelare le loro attività»

 



GLI ALBERGATORI
«Chiediamo scusa ai turisti»
Maggiori garanzie per evitare il «fermo selvaggio»

da il Mattino Martedì 11 Luglo 2000
«Chiediamo scusa ai turisti che domenica scorsa hanno trovato, qui a Pompei, una porta chiusa». Le scuse sono dell'Associazione Albergatori di Pompei, ma non basteranno, probabilmente, a consolare i turisti che due giorni fa si sono visti vietare l'accesso agli scavi per uno sciopero dei dipendenti. «Scusarci è il minimo che possiamo fare», dice il presidente dell'Adap Rosita Matrone, che a nome degli albergatori di Pompei chiede oggi garanzie affiché episodi gravi e irresponsabili come quelli di domenica non debbano più ripetersi».
Il bilancio, anche per l'Adap, è di centinaia di milioni persi, senza contare gli effetti negativi sull'immagine della città, che peseranno, secondo gli albergatori, anche sugli affari futuri.
«Se avventato risulta il gesto di coloro che hanno causato disagi così gravi ai turisti - scrive l'associazione - non è certo giustificabile la dirigenza della soprintendenza, che con la sua autonomia avrebbe dovuto adoperarsi anche per creare condizioni di maggiore dialogo e confronto con le proprie risorse umane e con la città di Pompei».
La mancanza di collaborazione tra la Pompei nuova e quella antica, del resto, secondo l'Adap non fa che mettere ancora una volta in evidenza la situazione di abbandono in cui versa tutto il comparto turistico cittadino.
«È per queste ragioni - scrivono ancora gli albergatori - che oggi sollecitiamo la soprintendenza ad adoperarsi in tutti i sensi per prevenire gli scioperi ed esortiamo i lavoratori ad esercitare i propri diritti sindacali in forme che non siano lesive dei diritti altrui».
Sulla questione gli albergatori invitano tutte le autorità competenti ad assumere posizioni forti, «quanto alla proposta del sindaco - conclude Matrone - ben venga una gestione comunale se esistono le capacità manageriali per assumerla».


 



Il city manager: «Cancelli chiusi, ma non è la fine del mondo»

da il Mattino Martedì 11 Luglo 2000
Una giornata di caos e disagi, e a tre anni dal suo insediamento, il primo (e unico) city manager della prima e unica soprintendenza autonoma d’Italia si ritrova sotto il tiro incrociato di sindaco e sindacati.
Dottor Gherpelli, gli scavi chiudono, i lavoratori protestano, il sindaco di Pompei vorrebbe mandarla a casa. Si sente sotto accusa?
«In questi giorni sono state dette cose imprecise, ingiuste e ingenerose. Anche sulla riuscita dello sciopero avrei qualcosa da dire: voglio ricordare che domenica scorsa ha chiuso solo Pompei, mentre Ercolano e gli altri siti della nostra soprintendenza sono rimasti aperti. A Ercolano ieri abbiamo inviato migliaia di visitatori, e abbiamo venduto molti biglietti. Se questo è uno sciopero riuscito....»
È Pompei, però, il sito più importante d'Europa. Non le sembra, oltrettutto, che lanciare una nuova sfida ai sindacati possa essere pericoloso?
«Nessuna sfida, giudico buono il rapporto con i sindacati. Ci sono però rivendicazioni che non riguardano la soprintendenza di Pompei, che peraltro non gestisce il personale in termini contrattuali».
Ma la trattativa la stanno conducendo con lei. E molti la accusano di non aver saputo evitare lo sciopero attraverso le procedure di raffreddamento.
«Tutto è opinabile. Io con i sindacati ho svolto una serie di incontri, se poi sono prevalse logiche diverse... è uno sciopero, non la fine del mondo».
Il sindaco di Pompei, Giovanni Zito, si dice preoccupato per i danni che potrebbero derivare all'economia locale dall'apertura di attività commerciali all'interno del sito.
«Non rispondo al sindaco. Sarà lui a rispondere di quanto ha dichiarato nelle sedi competenti».
Vuole dire davanti ad un giudice?
«Io non l'ho detto. Dico invece che oggi la soprintendenza è in condizione di presentare un bilancio appetibile anche all'esterno. Gli incassi sono aumentati notevolmente (si veda la scheda in pagina, ndr), soprattutto dall'insediamento della biglietteria privata. Un fatto che potrebbe far riflettere chi sta indagando su ammanchi denunciati in passato. Oggi, molti istituti di credito hanno fatto già sapere che sono disponibili ad aprire nei confronti di questo isitituto prestiti di grande entità. In considerazione di questi sviluppi, è auspicabile che in futuro possano partecipare alla gestione la Regione, la Provincia, e i Comuni, tutti, della soprintendenza, oltre che i privati. Non si può immaginare che il solo comune di Pompei, che mi pare gestisca con fatica se stesso, possa assumersi da solo una responsabilità di questo tipo. E comunque, vorrei sapere in quale caso abbiamo aperto dentro gli scavi un'attività commerciale concorrente con quelle esterne».
Il book-shop, per esempio.
«Quello è stato fatto prima del mio arrivo a Pompei e ha piena legittimità».
E il ristorante?
«Al momento non abbiamo posto in appalto nessun ristorante. Naturalmente, dovremo farlo in futuro».
E non sarà un'attività concorrente con quelle dei ristoratori di Pompei?
«Le gare sono aperte a tutti».
Tra le accuse che le rivolgono i sindacati, c'è anche la mancata apertura degli edifici antichi restaurati da tempo, come la Casa del Menandro, una delle più belle di Pompei. E c'è un costosissimo sistema di telesorveglianza che doveva entrare in funzione due mesi fa.
«L'apertura di edifici antichi non compete a me, ma alla direzione scientifica. Va detto, però, che sui restauri stiamo facendo ingenti investimenti: sono in corso di appalto 34 interventi di restauro sul sito per oltre 15 miliardi di lire. Quanto alla telesorveglianza, i corsi di formazione sono stati completati e la gara per la manutenzione è già sulla Gazzetta Ufficiale».
l. c.



Paolucci: «Gli effetti saranno molto negativi»

da il Mattino Martedì 11 Luglo 2000
Sulla domenica nera degli Scavi archeolgici di Pompei, interviene, tra gli altri, l’ex ministro ai Beni culturali, Antonio Paolucci, oggi soprintendente ai Beni artistici di Firenze, Prato e Pistoia: « Il fenomeno che si è verificato a Pompei - ha detto Paolucci - è di una gravità enorme. Dieci, dodici mila potenziali visitatori arrabbiati comportano riflessi negativi pari a milioni di unità e l’area archeologica di Pompei è la più turbolenta dal punto di vista sindacale».
E quello dell’ex ministro potrebbe essere un attacco a largo raggio: Soprintendenza turbolenta perchè molto è rimasto soltanto una trattativa e nessuna richiesta dei lavoratori è, invece, mai andata in porto? IL sindacato chiede adesso che il ministero delle Attività culturali apra un tavolo di trattative. Speriamo non si tratti di un semplice confronto.



Pompei, l’incubo scioperi è dietro l’angolo
da il Mattino Martedì 11 Luglo 2000 
Il rischio scioperi è dietro l’angolo, e un calendario - per ora soltanto virtuale - di nuove serrate è già pronto sui tavoli di Uil e Unsa, le due sigle che rompendo il fronte sindacale hanno appena chiuso il primo round del lungo braccio di ferro con la Soprintendenza. «Abbiamo protestato per ottenere risultati, non per dare una prova di forza, e per i risultati - annuncia il coordinatore della Uil, Antonio Pepe - lotteremo ancora. Se le nostre legittime rivendicazioni, tutte racchiuse, dal pagamento degli arretrati al miglioramento delle gravi condizioni in cui versano gli ambienti di lavoro, in un accordo rimasto sulla carta ormai da tre anni, cadranno ancora una volta nel vuoto - dice - non solo organizzeremo nuove giornate di sciopero, ma procederemo anche all'occupazione della Soprintendenza».
E i turisti, e l’immagine di Pompei? «Lavoriamo, oltre che per i diritti dei lavoratori anche per loro, per il miglioramento dei servizi, per l’apertura di nuove aree visitabili - fa eco De Cristofaro, che aggiunge - non ci vengano a parlare di immagine quelli che fino ad oggi ci hanno negato anche una divisa da indossare durante il lavoro, quando siamo a contatto con milioni di turisti». La guerra dei dipendenti però, per qualcuno è soltanto la guerra dei custodi, nulla più che uno sciopero corporativo: «Gli scavi, e solo quelli di Pompei - scrivono dal fronte antisciopero, Michele Germano e Vincenzo Formisano della Cgil - sono stati chiusi da 50 lavoratori, vale a dire il 6 per cento dei dipendenti della Soprintendenza, che sono 800 in tutto». Ma prima ancora di contare i piccoli numeri del grande caos, la Cgil sottolinea anche le colpe dei dirigenti «che ancora una volta si sono distinti per ignavia», e che si sono dimostrati «latitanti e ambigui sui temi di interesse dei lavoratori». Ma a segnare l'equidistanza del sindacato dalle posizioni dei due litiganti, sono gli strali lanciati anche all’indirizzo delle due sigle che hanno firmato la chiusura di domenica. «Dobbiamo riferire - aggiungono infatti Germano e Formisano - che ogni tentantivo di riportare le rivendicazioni sui binari del confronto leale con l'amministrazione è stato frustrato dalla volontà di Uil e Unsa di andare comunque allo scontro».
Contro lo sciopero anche la Faldbac-Fas: per il segretario Vincenzo Monfrecola «il city manager ha agito con grande responsabilità, mentre sono assurde le richieste del sindaco, che già non riesce a gestire le più elementari infrastrutture». Intanto da Roma il segretario nazionale della Uil Beni Culturali fa sapere di aver denunciato il vertice della Soprintendenza, e chiede con urgenza un confronto con il ministro Melandri.
Ai turisti, intanto, non resta che incrociare le dita. A meno che non la spunti su tutti l'Acusp, l'associazione degli utenti di servizi pubblici che ieri ha scritto alla Commissione di Garanzia per denunciare l'illegittimità degli scioperi, chiedendo contestualmente l'intervento del Prefetto per il ripristino della pax sindacale in Soprintendenza e per la soluzione dei gravi problemi denunciati dai lavoratori: «Le nuove norme sugli scioperi approvate in vista del Giubileo lo scorso aprile, che prevedono tra l'altro fasce orarie in cui i servizi devono obbligatoriamente essere garantiti agli utenti - dice il presidente nazionale dell'associazione Alfredo Capasso - a Pompei sono state completamente disattese.

LAURA CESARANO


ARCHEOLOGIA IN CIFRE
Il 2000 è già da record 30% di visitatori in più

da il Mattino Martedì 11 Luglo 2000 
Trenta per cento di visitatori in più rispetto all'anno scorso: il sito archeologico di Pompei vola verso il record dei tre milioni di persone all’ingresso. Se il trend avviato con l'inizio dell'anno si manterrà costante, per la fine del 2000 Pompei potrebbe riguadagnare la palma di sito archeologico più visitato del mondo, già conquistata con il record dei due milioni del 1996 e assegnata, per lo scorso anno, al Colosseo.
Crescono, con il numero di turisti, anche gli incassi della Soprintendenza autonoma di Pompei, che prevede di chiudere il bilancio di quest'anno con un introito pari a non meno di 25 miliardi, contro i 18 dello scorso anno.
Il forte incremento registrato, però, si spiega in parte anche con l'aumento del prezzo del biglietto, passato da 12 a 16 mila lire.
Il nuovo ticket, acquistabile anche via Internet, comprende la visita agli scavi di Pompei e agli altri tre siti gestiti (Oplonti, Stabia, Boscoreale) dalla Soprintendenza Archeologica. Allo stesso prezzo, si può optare per l'abbinamento di Ercolano ai tre siti minori. L'incasso, che in virtù della legge sull'autonomia varata nel '97, resterà nei bilanci dell'istituto periferico (gestito da un consiglio di amministrazione di cui fa parte, oltre al city manager Giuseppe Gherpelli, anche il soprintendente Guzzo), potrà essere investito sul sito archeologico senza la mediazione del ministero per i Beni Culturali.
Nelle intenzioni dell'amministrazione della Soprintendenza, parte degli introiti sarà impiegato per aumentare la superficie visitabile, il resto sarà destinato alla formazione del personale e ad interventi massicci sugli ambienti di lavoro.



ARCHIVIO ARTICOLI DI GIUGNO

ARCHIVIO ARTICOLI DI MAGGIO

 

 


 







 

                  
PompeiOnLine è un'idea © Marketplace.it