MKP NEWS

Pompei  News
MAGGIO 2000

 


Stoà, 150 posti ai master per i nuovi manager
da il Mattino - Mercoledì 31 maggio 2000
Investire sul futuro. È lo spirito che contraddistingue l'edizione 2000-2001 dei nuovi Master per giovani laureati promossi da Stoà, l'Istituto di Studi per la Direzione e Gestione di Impresa, centro d'eccellenza della cultura manageriale non soltanto meridionale. Tre le opportunità aperte ciascuna a 50 giovani laureati. Si tratta del X Master Business Administration, del VIII Master Operatori allo Sviluppo e del II Master Public Management. I Master sono a pagamento ma grazie al contributo finanziario del Ministero dell'Università e di premi speciali offerti da importanti aziende ed enti pubblici, la quota a carico degli allievi è ridotta a 5 milioni di lire, IVA esclusa. La scuola sorge proprio ai piedi del Vesuvio, tra Pompei ed Ercolano, lungo il Miglio D'Oro, le lezioni si tengono nelle settecentesche ville della zona (nella foto). Nel corso di questi anni, Stoà ha sviluppato una solida rete di relazioni con il mondo aziendale e con la crescente domanda manageriale proveniente dalla pubblica amministrazione. Le attività della scuola coprono un ampio ventaglio di iniziative: dalla progettazione e realizzazione dei Master, all'organizzazione di corsi specialistici, seminari e incontri di studio. I Master, in particolare, si svolgono in un arco di 12 mesi a tempo pieno e sono articolati in corsi, aree di approfondimento, stage e project work. Vediamoli nel dettaglio. Il Master in Business Administration (accreditato Asfor) è concepito per giovani laureati con una spiccata motivazione a potenziare la cultura manageriale per conseguire un più qualificato inserimento nel mondo del lavoro. I contenuti del programma, costantemente aggiornati ed arricchiti, si avvalgono dell'impiego di avanzate metodologie didattiche a forte carattere interattivo. Il Master per Operatori allo Sviluppo è destinato, invece, a giovani laureati in discipline umanistiche, socio-politiche, giuridico-economiche - forma figure professionali in grado di operare nelle imprese, nelle agenzie di supporto allo sviluppo territoriale locale, nelle organizzazioni non governative e negli organismi nazionali e internazionali di aiuto pubblico allo sviluppo, con particolare riferimento alle realtà della cooperazione decentrata. Il Master in Public Management, infine, è rivolto a formare figure professionali flessibili e innovative che intendano svolgere funzioni manageriali nelle pubbliche amministrazioni e nelle aziende private operanti nel campo dei servizi pubblici o che hanno la pubblica amministrazione come cliente. Alle selezioni per l'ammissione i tre Master possono partecipare i candidati che alla data di scadenza del bando prevista per il 26 giugno 2000, non abbiano superato i 30 anni di età e siano in possesso di un diploma di laurea. Alla stessa data dovrà essere documentato il disimpegno dal servizio di leva per l'intera durata del Master. La residenza nelle regioni meridionali è considerata titolo preferenziale di accesso. I corsi, raggiunto il numero degli idonei, inizierànno entro il 15 settembre 2000. Le informazioni relative alla documentazione e ai programmi potranno essere richieste alla segreteria dei Corsi Master dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 17. L'indirizzo di Stoà e: Villa Campolieto, Corso resina, 283 - 80056 Ercolano - Napoli. Tel. 081.7882111. Sito Internet: www.stoa.it


«Il beato Bartolo Longo
patrono dei manager»

Una proposta da Pompei
da il Mattino -
Mercoledì 24 maggio 2000
Pompei. La managerialità non contrasta con la santità. Anzi: gli uomini d'affari potrebbero presto avere un santo a cui votarsi, se è vero, com'è vero, che il Santuario di Pompei ha lanciato, attraverso le pagine del suo giornale «Il Rosario e la Nuova Pompei», (390mila copie tradotte e distribuite in tutto il mondo), la proposta di fare del beato Bartolo Longo il protettore degli amministratori. L’abilità manageriale di Bartolo Longo, l’avvocato pugliese che sul finire dell’Ottocento dal nulla inventò la Pompei moderna, è stata studiata nei minimi dettagli in occasione di un convegno a lui dedicato qualche tempo fa. E proprio dagli atti di quella tavola rotonda è venuta fuori, accanto alla biografia di un uomo di fede, la storia di un manager tanto abile negli affari e nella comunicazione da poter essere considerato, oggi, un cittadino ante litteram del villaggio globale. Era il 1875 quando Bartolo Longo diede l’avvio ad una campagna di sottoscrizioni di portata mondiale. Il suo slogan, che servì a raccogliere fondi da tutto il mondo, era «un soldo al mese», e soldo su soldo, come egli stesso scrisse nel suo testamento spirituale, dalle sue mani passarono «fiumi di denaro». Tutti destinati alla costruzione della Basilica che oggi attira ogni anno quattro milioni di pellegrini, e che si è affermata nel tempo come centro di irradiazione mondiale del culto mariano. E non solo: con il messaggio affidato ora all’opera di missionari, ora soltanto al servizio postale, Bartolo Longo mise insieme le risorse per costruire, senza il supporto delle campagne mediatiche di sensibilizzazione dei nostri giorni, un colossale monumento alla pace. Con la stessa capacità di persuasione, il fondatore della nuova Pompei, sfidando il positivismo che sanciva l’irrecuperabilità dei figli di delinquenti, riuscì a farsi finanziare la realizzazione di due istituti di accoglienza per «gli orfani di legge», che da allora ospitano i figli dei carcerati. E costruì, nella desolata Valle di Pompei, che a quel tempo non era ancora neppure una municipalità riconosciuta, anche un orfanotrofio.
«Gli studi condotti sulla storia di Bartolo Longo - spiega l’attuale amministratore del Santuario, don Pietro Caggiano, firmatario della proposta pubblicata sulla rivista pompeiana - hanno dimostrato che i risultati ottenuti dal beato furono straordinari in rapporto al tempo in cui visse; Bartolo Longo aveva creato intorno a sé una rete di segretari, collaboratori e consulenti degna di una grossa industria moderna; anzi: le risorse che il beato riuscì a muovere intorno al suo progetto furono tali da attirare su di lui i sospetti del Vaticano. Era pronta una lettera di scomunica di Pio X quando gli equivoci furono chiariti». L’ultima parola sulla proposta del Santuario spetta, naturalmente, alla Congregazione per le Cause dei Santi, dalla quale si attende anche un pronunciamento sulla canonizzazione di Bartolo Longo, proclamato beato nel 1980 da Giovanni Paolo II. Se dovesse passare, la cruna dell’ago della parabola evangelica sembrerebbe un po’ meno stretta. Ma attenzione: se è vero che per le mani del beato passarono, per sua stessa ammissione, fiumi di denaro, è anche vero che lui stesso precisò «ma io nulla posseggo».


LAURA CESARANO

 


Inaugurate le mostre a Palazzo reale senza il ministro

Giovanna Melandri: verrò un’altra volta
da il Mattino -
Mercoledì 24 maggio 2000
Con ritmo travolgente ancora tre inaugurazioni nel segno del Borbone. Ma senza l’annunciata presenza del ministro per i Beni cultruali, Giovanna Melandri. Ieri pomeriggio nel Palazzo reale, nella Sala delle Carrozze «La vita militare al tempo dei Borbone» bandiere e soldatini, armi bianche e da fuoco, uniformi, stampe e figurini per ricordare un esercito che ebbe poche occasioni di combattere per la debolezza intrinseca della sua posizione geografica. Nella Sala Belvedere «La Real Marina militare e civile napoletana tra Settecento e Ottocento» e nella Sala Leopardi «La Stamperia reale» Mostra proposta dal direttore della Biblioteca nazionale di Napoli, Mauro Giancaspro.
Per quest’ultima mostra l’interesse è assai forte: la Stamperia voluta dal re nel 1751 operò nei locali del Palazzo reale fino ai primi anni dell’Ottocento; notevoli sono le produzioni collegate agli scavi ercolanesi, illustrano al mondo le scoperte che iniziarono dalla Villa del Principe d’Elboeuf. Per «Le Antichità» di Ercolano oltre seicento incisioni a piena pagina, più di ottocento vignette tra testate e finali riproducono negli otto volumi poitture, bronzi, lucerne, candelabri accuratamente descritti. il re chiamò i maggiori incisori e disegnatori europei che rimasero poi a Napoli, è questa la Scuola di Portici.
Il visitatore si ferma emozionato dinanzi alla bacheca con il papiro trovato a Ercolano, è il primo papiro svolto dall’abate Piaggio con la sua macchinetta geniale; sono esposti anche alcuni papiri ancora chiusi - che forse non potremo mai leggere - pezzi di carbone non riconosciuti subito come manoscritti dell’antichità. Non solo libri, stampe ma anche oggetti straordinari come questo. Ancora il Corpus delle incisioni degli Ornati delle pareti e dei pavimenti venuti alla luce nell’antica Pompei.È la vita della città in questi secoli che attira, la sua storia che si fissa con pubblicazioni e con stampe raffinate: rappresentazioni di feste e anche di mascherate, di cerimonie religiose, di funerali reali o di eventi di particolare rilievo per la vita economica della città. Da segnalare i disegni di Antonio Niccolini sulle Terme puteolane, cioè del Tempio di Giove Serapide.
Splendidi i disegni del Vanvitelli per la fabbrica della Reggia di Caserta iniziata nel 1752; di rara fattura le carte geografiche di Rizzi Zannoni. Ancora, dunque, un’occasione per ripensare la nostra Storia. Alla inaugurazione sono intervenuti Amato lamberti, presidente della Provincia, Andrea Losco, gli asssessori comunali Giulia Parente e Rachele Furfaro, un rappresentante di Carlo di Borbone, duca di Calabria, i professori Alfonso Gambardella e Giancarlo Alisio, il geografo Vladimiro Valerio,Ugo Carughi.

Marina Guardati

 

 


 







 

                  
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