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Grand hotel Pompei
il tesoro sotto l'autostrada
Un patto fra archeologi e
ingegneri per staccare i dipinti e salvarli.
da La
Repubblica Sabato 4 Novembre 2000
MURECINE - (...) Le Muse - lì sotto,
proprio dove sta per arrivare il nuovo asfalto della terza corsia per la Napoli-Salerno -
c'erano tutte. Imprigionate lì, a tinte forti, insieme con i Dioscuri, sulle pareti che
facevano bello un antico albergone frequentatissimo alle falde del Vesuvio. Mille metri
quadri di comfort d'epoca, con tanto di giardinetti di mirto e delizie, in uno dei posti
più piacevoli del mondo antico... Quella maledetta eruzione del 79 d.C, poi, però,
seppellì tutto, conservandolo fino a noi. Ora questo nuovo recupero.
E sì, la notizia c'è. Ed è anche bella visto tutto il resto di quel materiale estratto
e salvato, e i racconti che si porta dietro. E' piuttosto per l'analisi della notizia che
si rischia la schizofrenia: il bicchiere, stavolta, è mezzo vuoto o mezzo pieno? Certo,
ci sono menadi, e fauni, e decori, e marmo buono. Gran bella roba, insomma: colorata,
allegra, persino più raffinata del solito per essere, sì, pittura pompeiana, ma del IV
tipo, quello più recente cioè, quello che di solito fa storcere un po' il naso agli
esperti della zona, fin troppo abituati a trovarne un po' ovunque, in Campania.
Fu l'ultimo stile pittorico usato qui, prima del disastro: proprio affreschi del genere,
infatti, facevano stupefacenti le case dei ricchi pompeiani. Fu davvero l'ultima moda di
Pompei, purtroppo per loro.
Dentro la grande costruzione ritrovata - molto, molto probabilmente una foresteria
riservata a uomini di affari - la vita, doveva essere ancora più bella e dolce che
altrove. Manager soprattutto, la sua clientela. Ma manager di 2000 anni fa, ben collegati
non solo con il porto di Pozzuoli ma anche con il nodo viario che - poco distante da qui -
smistava la roba appena arrivata dal mare verso il Nord (e Roma) o verso il Sud (e
Brindisi) con l'Appia, la stradona dei mille traffici.
Quelli delle Autostrade - che in fatto di comunicazione ne sanno una più del diavolo -
l'hanno già ribattezzato: "Grand Hotel Murecine" e in zona, ormai, tutti lo
chiamano così. Quarantun anni fa, però, nella primavera del 1959 (quando il terreno qui
fu sbancato per la prima volta) questa costruzione - tutta affrescata, con tanto di terme
appena iniziate e mai finite - saltò fuori d'improvviso, a soli 600 metri dalla Porta
Stabiana di Pompei, a rompere le scatole e ritardare i lavori alla neonata Autostrada del
Sole. Allora - per tutti tranne che gli archeologi - era soltanto la "Grana
Murecine".
La risolsero come si usava a quei tempi, come facevano sempre: staccarono gli affreschi
ritrovati in fretta e furia - ché il Progresso, si sa, non può mai aspettare - copiarono
la mappa dell'abitato, la sala del triclinio, la studiarono, presero via tutto quel che si
poteva, senza perdere troppo tempo, e via con una bella, nuova sepoltura dell'antico
abitato, a futura memoria. La Foresteria degli antichi manager rimase agli atti della
Soprintendenza, così come la cosa più importante che saltò fuori di lì: quelle 125
tavolette cerate (ora esposte all'Archeologico di Napoli) che alcuni mercanti ospiti lì
dell'albergo, i Sulpicii, avevano usato per annotarsi entrate e uscite dei loro business.
Quando poi, nel 1999, l'Autostrada decise di giocare al raddoppio - proprio su quello
stesso tratto Napoli-Salerno, uno dei più funestati da traffico, morti e incidenti, ormai
- aveva già in memoria la Grana Murecine. E anche Piero Guzzo, Soprintendente di Pompei,
sapeva bene che aumentando le corsie, e ampliandole sempre lì - sull'antica costruzione -
si sarebbe andati a finire. Così - e qui, per ora, il bicchiere è, ancora, mezzo pieno -
d'amore e d'accordo Società Autostrade e Soprintendenza strinsero un patto, quasi un
compromesso storico dovuto a convergenze parallele: mentre i tecnici scavavano, gli
archeologi salvavano il salvabile. Dice Guzzo: "Vista la situazione abbiamo scelto la
soluzione migliore... Inutile ripetere ora quel che tutti noi archeologi sognamo da anni:
una mappatura preventiva del terreno che permetta a chi deve lavorare con ruspe e fretta,
di farlo, ma in zone dove si sappia già che non c'è nulla da distruggere".
Che fine farà il tesoro colorato, staccato via dal "Grand Hotel Murecine",
ancora non si sa. La Società Autostrade vorrebbe farne un suo gioiello da esibire:
piazzarlo in zona a interrompere la monotonia del viaggio, per far più bella un'area che
sennò sarebbe solo di servizio. La Soprintendenza preferirebbe trovargli un posto un po'
più adatto a Pompei. Si vedrà.(...)
Per l'inaugurazione della terza corsia il conto alla rovescia è già iniziato.
Osserva
le immagini degli affreschi ritrovati
SERGIO FRAU
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