|
 |
| Pompei News |
|
|
| |
|
Iscriviti gratuitamente alla mailing list di Pompei News
|
|
IL ''GIALLO'' DEGLI AFFRESCHI RITROVATI
di Plinio Caio Gracco
La mattina di martedì 8 aprile, intorno alle 2 di notte, il nucleo operativo dei carabinieri di Pompei, presieduto dal comandante Vittorio Manzo,
(nella foto a sinistra) ha recuperato, in un cantiere edile sotto sequestro collocato alle spalle del sito archeologico, i due affreschi che erano stati trafugati dalla Casa dei Casti Amanti, chiusa al pubblico per scavi, alcuni giorni prima. Finalmente, grazie alla repentinità delle indagini, si è potuto tirare un sospiro di sollievo e gli affreschi potranno essere ricollocati nella loro sede originaria. Ma una serie di indizi più o meno velati e nascosti da un silenzio imposto dalle circostanze rendono l’intera vicenda alquanto oscura. Se poi si aggiunge che proprio in queste ore gli inquirenti sono sulle tracce dei ladri, ne possiamo appropriatamente parlare come di un ''giallo''. Per fare un po’ di luce sul caso, ricostruiamo brevemente i fatti.
Andiamo con la mente al 4 aprile.
Tra la notte di venerdì 4 e la mattina di sabato 5 qualcuno, non si sa se solo o accompagnato, si intrufola nella Casa dei Casti Amanti, così chiamata per un affresco che ritrae due amanti decorosamente abbracciati, e asporta, dopo un attento lavoro di preparazione, due affreschi databili tra il 45 e il 79 d.C. raffiguranti l’uno della frutta e un gallo che becca un melograno e l’altro, un eròte, figura mitologica alata. Tenta di prelevare anche altri due affreschi, ma, spaventato probabilmente da un rumore, li lascia in loco, parzialmente danneggiati, e fugge via con la refurtiva. Intorno alle ore 14,00 di sabato 5 un custode degli scavi scopre il furto, avvisa immediatamente la Soprintendenza e in seguito viene informato dell’accaduto anche il locale comando dei carabinieri. L’indomani mattina, domenica 6 aprile, il direttore degli Scavi, dottor Antonio D’Ambrosio, effettua un sopralluogo alla Casa e, alle ore 13, viene formalizzata la denuncia ai carabinieri, i quali immediatamente si attivano per la ricerca e il recupero degli affreschi. Lunedì 7 la stampa è informata del furto e la notizia fa il giro del mondo. Poi la mattina del martedì, dopo aver perlustrato accuratamente la zona circostante, i carabinieri di Pompei trovano gli affreschi all’interno di un fabbricato situato nei pressi del campo sportivo di Pompei in zona Fossa Di Valle, nascosti sotto un telone di plastica, imballati e fissati tra due tavolette di legno, pronti a quanto pare per essere spediti all’estero. Ora le indagini sono volte a individuare i responsabili. Dal canto suo, la Soprintendenza si sta occupando del restauro dei reperti ritrovati. ''Non sappiamo ancora se si potrà ricomporre in maniera completa il quadro pittorico'', spiega il soprintendente archeologico di Pompei, Piero Giovanni Guzzo. ''I due pannelli - continua Guzzo - sono ambedue danneggiati come gia' si immaginava dopo i primi sopralluoghi. Ora bisognerà controllare i frammenti ritrovati dove sono stati asportati con le lacune che si osservano sui pannelli ritrovati oggi, in modo da vedere se si fosse perduto qualche particolare e se tra i frammenti ritrovati e i pannelli il quadro pittorico sia completo''. ''Al momento - aggiunge - non si sa ancora se si potrà ricomporre in maniera completa. Inizieremo immediatamente le verifiche''.
Restano ancora molti interrogativi irrisolti. Intanto sembra assurdo che il furto sia avvenuto poche ore dopo che venerdì 4 aprile, alle 19,30 di sera, era stato inaugurato, negli Scavi, il nuovo anno di visite alla Pompei illuminata di notte, un’iniziativa voluta, almeno formalmente, per valorizzare il sito archeologico e non certo per esporlo a ulteriore rischio.
D’altra parte non si sa se gli affreschi siano stati trafugati la notte del venerdì o la mattina del sabato successivo. Quel che è certo, considerata la complessità dell’operazione di strappo degli affreschi, gli autori dovevano avere una certa esperienza in materia, dimestichezza del luogo, e sufficiente tempo per portare a termine il furto indisturbati. Ma se fossero stati così esperti, perché non erano riusciti a portarsi anche gli altri due affreschi che avevano adocchiato? Questi ultimi sono stati danneggiati volutamente in segno di disprezzo o si sono rovinati incidentalmente? Perché i custodi, che perlustrano la zona ogni sei ore, si sono accorti del fatto solo alle 14,00 di sabato? Per di più, il costosissimo sistema delle telecamere di controllo installato negli scavi, che avrebbe potuto impedire l’accaduto, non funzionava da almeno tre mesi a causa di un misterioso incendio all’impianto. Ora, in seguito a una riunione tenuta l’11 aprile con i vertici della Soprintendenza e il capo gabinetto del ministro Giuliano Urbani, Raffaele Squitieri, si è deliberato di aumentare il numero dei custodi a Pompei, ripristinare a breve il sistema di telesorveglianza e installare un servizio di controllo con ‘sensori’ e fibre ottiche. Altre spese, altri soldi.
Ma altri soldi significheranno, come si auspica, maggiore sicurezza o si riveleranno un altro buco nell’acqua? Tecnologie più moderne e sofisticate basteranno da sole a proteggere Pompei dai vandali oppure ci sarà bisogno anche di un maggior senso di responsabilità e amore per un patrimonio di inestimabile valore culturale oltre che economico da parte di chi dovrà gestire tali sistemi? Tra tante incertezze e mille domande che esigono una risposta, permane, almeno per il momento, l’indiscussa incertezza o precarietà del nostro patrimonio artistico e culturale dovuta all’evidente vulnerabilità di sistemi di sicurezza che, al contrario, dovrebbero proteggerlo. ''L'ennesimo atto di vandalismo negli Scavi di Pompei conferma l'assoluta inadeguatezza di ogni forma di vigilanza e controllo'', spiega il senatore Giuseppe Scalera. ''Uno dei più straordinari patrimoni dell'umanità - prosegue Scalera - rischia progressivamente di scomparire per colpa di un sistema di telesorveglianza saltato ma soprattutto perché manca ancora un organico piano di salvaguardia dell'intero sito archeologico. Nel frattempo, in questi ultimi anni, scompaiono i medaglioni dipinti dalla Casa di Paquio Proculo, la lapide di Obellio Firmo, vengono sfregiati i famosi dipinti del Lupanare ed oggi l'atto vandalico nella Casa dei Casti Amanti e' solo il capolinea di questo sconcertante percorso''. Come se non ci rendessimo conto che mettere in pericolo i nostri monumenti, di cui Pompei è una parte rilevante, significa mettere in forse la nostra storia, e con essa la nostra identità. Chi se ne assumerà la responsabilità?
|
|
Aggiungi Pompei Online ai preferiti
|
|
|
 |
|