Pompei  News
Le Notizie

 

Se desideri essere informato sugli aggiornamenti di
Pompei News inserisci nel modulo la tua E-Mail.



Informami      Cancellami
powered by BRAVNET

 


Monumenti aperti fino alle 20: l'arte costa 2mila lire

1° maggio 2001

Fonte: La Repubblica 28 Aprile 2001

Tour de force per i musei aperti fino alle 20 il primo maggio, con un biglietto d'eccezione di 2000 lire. E' il bis napoletano dell'iniziativa di Pasqua del ministero dei Beni e attività culturali che ha portato anche dal Sud una consistente fetta dei 300 mila visitatori dei 100 musei italiani aperti a Pasqua «in notturna». Ecco l'elenco completo dei 12 siti della regione: Castello di Baia; Area archeologica di Paestum a Capaccio (Salerno) e Museo archeologico; Area Archeologica di VeliaAscea Marina (Salerno); Reggia di Caserta con la mostra «Tempo reale» e «Terrae Motus»; Area Archeologica di Pompei; e nella città di Napoli: Castel S. Elmo, Museo di S. Martino, Museo Archeologico, Palazzo Reale, Galleria di Capodimonte, Museo della Ceramica Duca di Martina, Villa Floridiana. Infine, a Padula (Salerno) resterà aperta tutto il giorno la Certosa di S. Lorenzo. La Campania (con 12 tra musei, palazzi e aree archeologiche aperte a prezzo ridotto) gareggia con Roma che ha 17 musei visitabili dai turisti del primo maggio. Solo 4 musei aperti a Firenze, altrettanti a Torino e due a Venezia. Prossimo appuntamento, ha detto il ministro Melandri, che ha ringraziato «il personale del ministero, i sindacati, i custodi per la loro disponibilità», per i weekend estivi, quando i monumenti e i luoghi d'arte saranno aperti in notturna ancora una volta.

Ercolano, trecento persone
furono uccise dal calore

Si erano rifugiati tutti sotto la scogliera
Oggi su "Nature" i risultati della ricerca: non furono quindi soffocati dalla cenere come si è creduto finora
Fonte: La Repubblica 12 Aprile 2001

CINZIA DAL MASO

ROMA - Credevano di essere oramai in salvo. Per tutta la giornata dal Vesuvio erano precipitati pomici e lapilli, ma Ercolano era stata risparmiata. Loro, circa 300 persone, avevano trovato rifugio nei 12 ricoveri per barche scavati nella scogliera. Ma nella notte di quel 24 agosto del 79 d.C., devastanti nubi di gas e ceneri, i cosiddetti surge, si abbatterono sulla città e sulla spiaggia, avvolgendo i loro corpi. Morirono tutti di shock fulminante, come annuncia oggi un gruppo di ricercatori sulla rivista scientifica "Nature". Dunque non furono soffocati dalla cenere, come si crede comunemente, ma fu l'enorme calore ad arrestare all'improvviso l'attività dei loro organi vitali. Nessuno si accorse di nulla. I loro scheletri furono sepolti dalla cenere in posizioni del tutto normali, chi in piedi, chi seduto, i bambini distesi nel sonno.
I primi scheletri di Ercolano furono scoperti nel 1982, e i rinvenimenti continuarono negli anni successivi. Nel 1997 iniziò l'operazione di recupero e Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell'Osservatorio vesuviano, decise di mettere insieme una task force di specialisti che, partecipando direttamente allo scavo, potesse studiare al meglio l'eruzione e i suoi effetti sulle persone. Nella squadra ci sono un archeologo, un antropologo, un geofisico e un fisiologo esperto in morti da catastrofi vulcaniche. Hanno lavorato fianco a fianco in ogni fase della ricerca.
Hanno esaminato 80 scheletri. Scheletri, appunto, perché a Ercolano i corpi non hanno lasciato le cavità nella cenere come a Pompei, dove si sono potuti fare gli spettacolari calchi in gesso. A Ercolano il calore ha vaporizzato le carni, e la cenere, invadendo le stanze, ha bloccato gli scheletri nella posizione dell'istante della morte. Le ossa, soprattutto le ossa lunghe, hanno tracce di bruciature. I crani, poi, sono "esplosi" proprio come capita quando vengono cremati. Le mani e i piedi sono contratti, la tipica reazione umana al calore estremo. E i denti, non essendo coperti da tessuti, hanno fratture e bruciature evidentissime. La temperatura del surge è stata calcolata con l'analisi paleomagnetica su rocce e tegole: sulla spiaggia raggiunse i 480500 gradi, abbassandosi all'interno dei ripari per l'effetto del vapore rilasciato dai corpi bruciati.
Dunque agli Ercolanesi il sicuro riparo della scogliera non servì proprio a nulla. Morirono, e più rapidamente di chiunque altro. E' un'indicazione importante per i vulcanologi che calcolano il rischio di possibili eventi futuri: nelle eruzioni nessun luogo è sicuro, neppure quello che pare più protetto.



SABATO SU RAIUNO
Con Fazzuoli a Pompei, la storia in tv

da il Mattino Martedì 6 Marzo 2001

Laura Cesarano
Addio vecchi documentari, ora la tv che racconta i tesori del Belpaese inventa la formula della visita guidata condita con un pizzico di spettacolarizzazione. Ed è una formula che funziona, se è vero che in una fascia oraria a dir poco inusuale la trasmissione che Federico Fazzuoli sta portando in giro per musei, palazzi storici e siti archeologici ha raggiunto il 22 per cento di share. La troupe di «Made in Italy» (in onda ogni sabato alle 16.10 su RaiUno) è appena arrivata a Pompei, luogo simbolo di tutto il bello del patrimonio archeologico nazionale e di tutto il brutto dei problemi di conservazione.
«La media di ascolti delle trasmissioni che parlano d'arte - dice Fazzuoli con una punta di orgoglio - non è mai andata oltre la fascia degli appassionati e degli addetti ai lavori, superando raramente il 9 per cento di share. La nostra trasmissione sta registrando ascolti molto più alti». Merito del programma o qualcosa è cambiato anche negli ascoltatori? «Sicuramente c'è maggiore attenzione - concede il verde Fazzuoli, rinverdito dal suo tour tra i tesori made in Italy - anche da parte del pubblico. Ma di certo conta anche il modo di proporre questi temi. Noi puntiamo sulla formula-spettacolo». Effetti speciali, insomma, come l'illuminazione approntata a Pompei per le riprese in notturno, e l'elicotterino munito di videocamera che vaga per archi e colonne alla ricerca di angolazioni inedite. Ma per non cadere in tentazioni celebrative il programma punta anche sull'attualità. «Quando c'è da lanciare un essoesse lo facciamo». In Campania le telecamere, volanti e non, di «Made in Italy» sono già passate da Paestum, Velia, Caserta. La tappa pompeiana (cui non ha partecipato, per altri impegni tv, Giuliana De Sio, com’era invece previsto in un primo tempo) la vedremo in televisione il prossimo sabato. Tra le chicche le prime fasi del restauro dei magnifici affreschi staccati dal grand hotel ante litteram di Moregine, or ora seppellito da un braccio di autostrada. Peccato non averli potuti vedere nello stesso posto dove gli uomini e la storia li avevano collocati.


Gladiato i piaceri dei cesari

lo spettacolo e il suo potere di SUSANNA NIRENSTEIN
da La Repubblica 8 gennaio 2001
Di nudo hanno quasi solo il petto. Il braccio destro e parte delle gambe sono avvolti da imbottiture spesse come coltroni. Un’ampia cintura di cuoio o di metallo e una grossa fasciatura avvolgono la vita e il ventre, i gambali di bronzo proteggono dalle ginocchia in giù, lo scudo fa il resto insieme a un ricco elmo istoriato color oro fornito di una paurosa grata davanti agli occhi. Insomma, terribili e a un tempo umanissimi, in balia del fato: così ci appaiono i due gladiatori secondo la ricostruzione a misura reale che ci accoglie al British Museum di Londra, all’inizio del percorso della mostra Gladiators and Caesars / The Power of Spectacle in Ancient Rome. Con tutti quei materassini intorno al corpo ci si parano di fronte più protetti e meno eroici, diversi da come ce li immaginavamo e anche da come li ha messi in scena il Gladiator di Ridley Scott — di cui per altro, all’inizio del percorso, scorrono le immagini insieme a quelle di BenHur —, vultnerabili, eppure, professionisti, schiavi o prigiovnieri che fossero, pronti a morire per dare spettacolo.
Sulla visiera, una palma, simbolo di vittoria, sui paraguance una lancia e uno scudo, in alto una cresta e Nemesi, dea del destino. E l’elmo non è una ricostruzione approssimativa: a pochi passi, in una teca, lascia quasi esterrefatti il perfetto originale del I secolo d.C. ritrovato nelle baracche dei gladiatori di Pompei, che insieme a molti altri resti archeologici (statuette, armi e armature, sarcofagi, mosaici) e intelligenti cartelli illustrativi ci testimoniano come dovevano essere questi scontri fatali.
"Missum" o "Mitte" come a dire "lascialo andare", urlava la folla quando voleva concedere la vita al gladiatore vinto che si fosse mostrato particolarmente coraggioso. Se invece desiderava la sua morte (che sarebbe dovuta avvenire secondo un rituale ben preciso, con la gola recisa, inchinato ai piedi del vincitore, le braccia dietro la schiena, l’elmo in testa per rendere più facile il compito all’avversario che non l’avrebbe visto in volto) l’esortazione sarebbe stata diversa: "Jugula", "tagliagli la gola", gridavano, con il Pollice verso, naturalmente, come recita anche il palpitante quadro dipinto nel 1872 da JeanLéon Gérome. Ed ecco qui la seconda sorpresa della mostra: perché sia Gérome che la gran parte di noi hanno sempre inteso quel "pollice verso" come voltato all’ingiù, e invece i romani lo voltavano verso l’alto, davvero. Una volta ucciso, poi, soddisfatta, la platea sarebbe esplosa in quell’"habet!" che accompagnava ogni colpo decisivo.
Fino a che l’umanità non fu percepita come plasmata a "immagine di Dio", ovvero non si fece strada l’idea ebraicocristiana della sacralità della vita, il sangue degli uomini fu sparso a fiumi su arene e anfiteatri con massima soddisfazione degli astanti: quelle morti davano fama, denaro ai vincitori e onoravano l’imperatore che aveva organizzato i giochi, i munera. Di più: da un lato i cittadini avrebbero amato i loro governanti per il piacere e la partecipazione alla tessitura della vita o della morte dei combattenti, dall’altro il destino sarebbe stato propizio, perché la lotta mortale, come ogni altro rito cruento, aveva il potere di allontanare gli influssi magici maligni, tanto che i primi incontri, i ludi, si tennero in occasione del funerale di qualche grande, con buoni auspici per il suo aldilà — un dato che troviamo ampiamente rievocato in numerosi sarcofagi.
Strano, impossibile spettacolo volontario per noi quello della morte violenta e fatua. Però, ad essere in gioco doveva essere — se così decideva il pubblico insieme all’imperatore o chi per lui — la vita, proprio la vita, del gladiatore, lo dimostra il fatto che una volta ucciso nell’arena, portato via su una barella nello spoliarium, era regola infliggergli una coltellata alla giugulare per evitare ogni possibile sorpresa.
Il gioco sanguinario, quel godere nel guardare uomini, donne e bestie feroci mentre si massacravano e venivano massacrate andò avanti per secoli, certamente dal 264 a.C. al 404 d.C. (ma si trovano già negli affreschi di giochi funerari tenuti in Campania tra il 370 e il 340 a.C.). Per i Cesari fu quasi un’industria. Così come lo furono le corse delle bighe e le venationes, le cacce, programmate nei giochi dal II sec. a.C., da quando cioè si iniziarono a portare a Roma le bestie feroci, leoni, leopardi, orsi che gli uomini avrebbero dovuto combattere solo con una lancia e uno scudo in mano.
Erano momenti di folla e di sangue che compattavano in modo straordinario il pubblico, e Roma lo sapeva e ne aveva bisogno. Il potere politico era nelle mani di poche famiglie rivali sempre più immerse nel lusso, un privilegio che certo non le avvicinava al popolo: intorno al 57 a.C., per esempio, il generale Lucius Licinius Lucullus spese per un banchetto 50.000 sesterzi, mentre la paga annuale di un suo legionario era di 480 sesterzi. I lunghi servizi militari (20 anni) avevano svuotato le fattorie, i piccoli proprietari vendevano terre, larghe schiere di disoccupati si spostavano nella capitale che si gonfiava di una plebe sempre più capace di esercitare una forte pressione, forza di cui i politici cercavano di impadronirsi abbracciando le loro richieste (come calmierare i prezzi), ma anche elargendo benefici concreti, grano, pasti, denaro e, naturalmente, giochi.
Cesare fu un vero mago in questo. Il futuro imperatore era un grande appassionato di incontri gladiatori: manteneva in Campania una scuola per i lottatori, e organizzò, facendo debiti su debiti, giochi ed elargizioni di tale ampiezza da oscurare ogni precedente: durante le festività del 46 a.C. ogni cittadino ricevette 10 stai di grano, 5 chili d’olio, 400 sesterzi e un anno di affitto. A lui si deve la costruzione dei posti a sedere per il Foro Romano, e di corridoi sotterranei all’arena per creare effetti speciali all’entrata dei combattenti o degli animali. E se queste misure le adottò una volta diventato dictator, già da giovane, quando era ancora aedile, aveva schierato nelle arene un numero di gladiatori mai visto prima: l’opposizione riuscì a far passare una legge che limitava le coppie dei guerrieri a 320, teoricamente per evitare rivolte come quella di Spartaco, in realtà per ostacolare proprio la grandeur di Cesare.
Chi lo seguì non fu da meno. Augusto nei ludi che volle in suo nome mise in campo 10.000 gladiatori, 3.500 bestie feroci, una battaglia navale in un lago con tre grandi navi, molti piccoli vascelli e 3.000 uomini. Caligola lottò lui stesso da gladiatore nell’arena, guidò i carri nella corsa, danzò e cantò in pubblico. Claudio organizzò una grandiosa battaglia navale sul lago Fucino con 19.000 combattenti. E se Nerone, si sa, non aveva freni — fu lui a ricorrere alla damnatio ad bestias, a cui venivano sottoposti, nudi senza armi o legati, i condannati per assassinio, tradimento, incendio doloso, dissacrazione di tempio e dunque i cristiani; lui a cantare in gare canore portandosi claque di 5000 persone, a guidare una biga ad Olimpia tirata da dieci cavalli di cui perse il controllo senza rinunciare però a farsi dichiarare vincitore della corsa. Vespasiano costruì il più grande monumento romano per il divertimento dei suoi cittadini, il Colosseo, Traiano tenne feste lunghe mesi e mesi, prima nel 107, poi nel 109 — in cui si esibirono diecimila gladiatori e furono uccisi almeno 11.000 animali — e Commodo non mancò di scendere nell’arena, vestito da Ercole, a combattere le bestie feroci.


Un mosaico di Pompei per ricordare John Lennon
Yoko, John e quel mosaico di 2000 anni
da La Repubblica 6 gennaio 2001
Cara Repubblica,

Ho molto apprezzato lo spazio dedicato giovedì 4 gennaio agli eventi napoletani per ricordare John Lennon. Me l’aspettavo e non per ragioni di mercato. Mi spiego: Napoli ha con John Lennon un legame di quelli che piacciono anche alla cultura severa e tradizionale. Perché il Memorial di New York dedicato a Lennon, il monumento che ricorda il più complesso dei Beatles, è napoletano. È in Central Park, proprio di fronte alla casa dove viveva e dove venne assassinato Lennon, ed è napoletano. Un mosaico bianco e nero, una ellisse che è il simbolo della vita eterna, fluente e insopprimibile (uranio impoverito a parte).

Ora vi racconto. Due anni dopo la morte di John, venne a Napoli la vedova, Yoko Ono, che volle visitare il Museo Archeologico dove la sua particolare sensibilità alla cultura simbolica orientale le fece cogliere il messaggio di quell'opera misteriosa. Le sembrò che rappresentasse, con una sintesi unica, la vita tragicamente interrotta di John, che sopravvive però nella sua dolcissima musica.
Quel mosaico aveva già sfidato la morte, veniva da Pompei, e per duemila anni era rimasto sepolto sotto la cenere e il lapillo vomitati dal Vesuvio. Poi è tornato alla luce intatto. Yoko Ono ne chiese subito una copia, c’entrò l’Azienda del Turismo amministrata da Castaldo, che non perse un secondo.
Ora il mosaico è ancora lì, in Central Park, dove cercando Napoli nel mondo, lo filmammo per la Rai. Ci vanno i fans e i turisti e ricordano, in silenzio, John Lennon. Davanti a un mosaico pompeiano uscito dalla stanza 58 del Museo Archeologico di Napoli.


ARCHIVIO ARTICOLI DEL 2000

 

 






Giornali

Il Mattino 
Il più grande e diffuso quotidiano del sud

Cronache del Mezzogiorno 
Articoli e notizie di carattere locale da Salerno. 

Napoli Magazine 
Varie rubriche sulla città partenopea.

Info Salerno 
Quotidiano di informazione, cultura e busines.

Corriere di Caserta 
Spazio web del quotidiano Terra di Lavoro

Il Golfo 
Notizie dalla penisola sorrentina e dalle isole di Ischia, Procida e Capri. 

La Gazzetta del Sud 
Articoli e informazioni liberamente consultabili. 

Il Giornale di Calabria 
Pubblicazione sperimentale con alcuni articoli e aggiornamenti saltuari.

Il Giornale di Sicilia 
Tutti gli articoli e informazioni utili. 

La Sicilia eventi 

Il Centro 
Quotidiano dell'Abruzzo 

Il Corriere della Sera 
Tutti gli articoli liberamente consultabili e l'archivio della settimana. 

La Repubblica 
News, articoli, servizi e rubriche on line . 

La Stampa 
Disponibili tutti gli articoli del giorno. 

Il Messaggero 
Consultabili tutti gli articoli e l'archivio della settimana. 

Italia Oggi 
Disponibile la prima pagina, lo scadenziario fiscale e una serie di servizi. 

Il Manifesto 
I contenuti del numero in edicola sono disponibili nel tardo pomeriggio. 

Il Foglio 
E' possibile leggere l'edizione del giorno alle 12.00 con Acrobat Reader. 

L'Osservatore Romano 
L'edizione telematica del quotidiano della Santa Sede. 

Il Tirreno  
Ogni giorno, alle 12, on line tutti gli articoli delle edizioni locali. 

L'Unione Sarda 
Edizione rinnovata con tutti gli articoli del giorno e archivio delle notizie dal 1994. 

La Nuova Sardegna 
Tutti gli articoli e i notiziari delle edizioni locali disponibili alle ore 12. 

Il Gazzettino 
Disponibile solo la prima pagina del giorno e quelle dell'ultimo mese. 

Il Messaggero Veneto 
A disposizione tre pagine, leggibili con Acrobat Reader; a pagamento l'edizione completa. 

Il Piccolo 
A disposizione tre pagine, leggibili con Acrobat Reader a pagamento l'edizione completa.

Ciociaria Oggi 
Disponibile solo la prima pagina. 

La Padania 
Il quotidiano della Lega Nord. 

Il Cittadino 
Disponibili alcuni articoli del quotidiano di Lodi. 

L'Avanti 
Disponibili alcuni articoli dell'edizione del giorno 

La Discussione 
Storia della testata e informazioni sugli abbonamenti per il quotidiano del CDU. 

L'Eco di Bergamo 
Informazioni sul giornale e sulla tiratura. 

Il Giornale di Brescia  
Disponibili informazioni sul giornale 

Libertà 
Informazione locale a cura del quotidiano di Piacenza 

Liberazione 
Edizione on line del quotidiano comunista 

L'UnitaToscana 
Versione on line del quotidiano di informazione locale dedicato alla Toscana distribuito con l'Unità. 

 Taranto Sera 
Edizione sperimenale con articoli e notizie non sempre aggiornati.






                  
PompeiOnLine è un'idea © Marketplace.it