Una straordinaria conchiglia incisa da Giovanni Sabbato
con un lavoro decennale, fra il 1873 e il 1883: 
esalta la grandezza dell'Inghilterra Vittoriana.







I luoghi dell'arte a cura di Plinio Caio Gracco

Il Museo Liverino di Torre del Greco (Na)


Una sala del Museo Liverino

L’"ORO ROSSO" DI TORRE DEL GRECO

Piccole larve ciliate, natanti e vermiformi, trascinate dalle correnti, si fissano alle pietre, dove ciascuna dà origine a un primo individuo, che per gemmazione dà origine a una colonia.
Non è la trama di un film di fantascienza, ma la storia di un materiale che nel corso dei secoli è stato apprezzato per la sua bellezza e preziosità. Una volta gli studiosi erano incerti se collocarlo nel regno vegetale o in quello minerale. Solo nel XVIII secolo si è arrivati a capire che il corallo, come lo conosciamo noi, è la secrezione calcarea prodotta da microrgamismi del regno animale, detti coralli, simili a piccoli polipi, come guscio protettivo.

"La sapienza è migliore dei coralli" ebbe a dire una volta il potente e ricco re Salomone. Per gli antichi ebrei il valore del corallo era paragonabile a quello dell’argento e dell’oro scelto. Appropriatamente ne possiamo parlare come di "oro rosso". In realtà esistono coralli di vari colori, ma Torre del Greco è specializzata nella lavorazione del corallo rosso, il 90 per cento del corallo rosso pescato nel mondo. Abili artigiani usano seghe circolari per ridurre i rami di corallo in segmenti. Alcuni di questi vengono lavorati a macchina e trasformati in perline. Altri vengono sagomati a mano in varie forme e dimensioni, levigati e fissati nel castone dei gioielli.

Un’azienda principe nella lavorazione dei coralli a Torre del Greco è quella fondata cinque generazioni fa, nel lontano 1884, dalla famiglia Liverino, che ha raccolto in un museo, il Museo Liverino appunto, veri e propri gioielli realizzati in varie epoche con differenti tipi di corallo:
Coralli asiatici (sangue di bue, pelle d’angelo, rosato, cerasuolo) che nascono bianchi e diventano colorati pur conservando alcune macchie bianche; Corallo mediterraneo, sempre di un rosso uniforme, mai macchiato di bianco, di piccole dimensioni; Corallo sciacca, arancione o rosa ; Corallo trapanese, pezzi del ‘700 e ‘800, corallo napoletano; Corallo cinese realizzato con il tipo asiatico, lavorazione fine con forme articolate; Corallo giapponese di forma più lineare.

Basilio Liverino è attualmente a capo dell'azienda, nella quale lavorano i suoi tre figli: Vincenzo, direttore delle vendite in Italia e all'estero; Maria Carmela, responsabile dell'amministrazione; ed Elvira, impegnata nel laboratorio. I collaboratori diretti sono oltre trenta (una ventina gli operai), quelli esterni sono settanta, fra corallari, cammeisti ed orefici. Il volume di affari é costituito per almeno tre quarti dalle esportazioni ed é attribuibile per il settanta per cento al corallo, per il venti ai cammei e per il dieci alle perle, importate dal Giappone e distribuite esclusivamente nel mercato nazionale. L'azienda può contare su tre agenti all'estero (a Taiwan, in Corea, in Giappone) e su tre "viaggiatori" in Italia (Sud continentale, Toscana e Liguria, Emilia e Veneto, con la Lombardia e la Sicilia servite attraverso grossisti).

"La storia stessa della nostra famiglia" dice Basilio Liverino "ci porta a privilegiare la concretezza del lavoro rispetto alla retorica delle celebrazioni". Uno dei figli del fondatore introdusse la lavorazione dei cammei e quella del corallo asiatico, importato dal Giappone. Con lui ebbero inizio le esportazioni (in Svizzera e in Germania) e anche le forniture a importanti gioiellieri italiani, come Bulgari. Quando morì prematuramente, nel 1949, quattro anni prima del padre, l'azienda contava su cinquanta operai, tra interni ed esterni. 

La Liverino attinge anche alle straordinarie riserve costituite anni fa con l'acquisizione del magazzino della Raffaele Costa, una delle più importanti aziende di Genova, attiva fino agli anni venti. Si tratta prevalentemente di materiale proveniente dai celebri giacimenti di Sciacca, scoperti verso il 1880 al largo della Sicilia: in pochi anni, i torresi raccolsero qualcosa come undici milioni di chilogrammi, una montagna di corallo.

Anche se il corallo non è considerato una specie a rischio, diventa sempre più difficile trovare rami abbastanza grandi per dei gioielli. Alcuni pescatori di corallo, dominati dal desiderio di guadagno facile ed immediato, sfruttano il banco di corallo fino alla sua distruzione. Da qui la necessità di amministrare con più intelligenza le risorse disponibili, ricordando il valore del materiale e dei manufatti che con esso si possono realizzare. Veramente, da un bruco può nascere un oggetto di straordinaria bellezza come una farlalla.

MUSEO LIVERINO, Via Montedoro, 61, Torre del Greco, tel. 081 881 12 25


Plinio Caio Gracco

E-mail: museogracco@pompeionline.net



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