Artisti in Mostra Vittorio Miranda



Un protagonista dell’arte contemporanea che vive e opera in Campania, e precisamente nella città di Scafati (Sa), pur ricevendo consensi di critica e di pubblico a livello nazionale, è il M° Vittorio Miranda, che si è sempre posto in maniera critica nei confronti della sua professione e della cultura in generale. Conversando con il M° Miranda, scopriremo quanto possa essere affascinante entrare nel mondo dell’arte attraverso gli occhi degli artisti.

Quali sono stati i motivi ispiratori della Sua vocazione artistica?

“L’arte rinascimentale, e in particolare Giotto, studiato nei libri di scuola, il quale, ispirandosi alla natura per rappresentare concetti religiosi, divenne il primo pittore naturalista della modernità”.

Ma il Rinascimento italiano non fu grande per l’esaltazione delle capacità e dei successi umani, come quelli raggiunti dal genio di Leonardo?

“No, non per la scienza umana, ma per l’esaltazione, e il rispetto, della natura contro un sistema di cui la natura era vittima, se pensiamo al Medioevo quando ogni riferimento al corpo umano, e quindi alla natura nella sua fisicità, era considerato deprecabile”.

Se vi sembra che stiamo parlando di cose lontane anni luce dalla nostra realtà e dal nostro tempo, dovrete
ricredervi. Il tema natura-sistema è di grande attualità, tanto che Miranda vi ha dedicato tutta la sua attenzione sin dalla giovinezza facendolo oggetto di continue riflessioni.

Che cos’è per Lei la bellezza? Esiste una bellezza universale?

“Esistono vari tipi di bellezza: la bellezza mistica, la bellezza erotica, la bellezza sentimentale, la bellezza intellettuale, la bellezza drammatica. Per ogni argomento c’è un tipo di bellezza che è tale limitatamente a quel particolare argomento. In senso artistico la bellezza è ciò che è attinente alla natura, o all’amore per la natura, perché la natura è bella. E’ bella perché spirituale. Un animale, qualunque esso sia, è bello perché rappresenta l’innocenza che è dentro di sé; è esattamente l’espressione formale della spiritualità, o innocenza, propria della natura. Quindi, se si riesce a rappresentare una pittura che sia conforme a questo concetto di bellezza naturale, si crea bellezza, si crea opera d’arte. L’opera d’arte, come la bellezza, non è altro che la rappresentazione della natura nella sua spiritualità”.

A proposito di opera d’arte, generalmente la si studia nei suoi due componenti essenziali: la forma e il contenuto. Ce li può spiegare sinteticamente?

“Bisogna precisare innanzi tutto che il contenuto può essere di due tipi: intrinseco ed estrinseco. Il contenuto estrinseco è il tema dell’opera, il soggetto, ciò che l’opera rappresenta. Il modo di rappresentare il contenuto estrinseco lo chiamiamo ‘forma’, il risultato di un processo tecnico-stilistico. Il contenuto intrinseco, invece, è il mondo interiore dell’artista, il suo magma spirituale, l’interpretazione che l’artista fa della realtà, che si ‘estrinseca’, o si esprime, attraverso il contenuto estrinseco e la forma”.

Da un certo momento in poi la Sua produzione è caratterizzata dalla presenza di Siria, una bambina che all’età di cinque anni morì in un incidente stradale. Perché per Lei è così importante?

“Mi affezionai a questa bambina, che frequentava la mia famiglia, perché era straordinariamente bella, l’immagine stessa della bellezza. Se dovessi rappresentare la natura, come ho fatto, con una sola immagine, utilizzerei il volto di Siria. Con la morte di Siria, quella bellezza è stata sottovalutata, distrutta da un sistema fatto di una insensibilità e stupidità incredibili. In quel momento ho capito che Siria poteva rappresentare la natura che ogni giorno viene aggredita e violentata dal sistema attraverso la sua presunzione di volersi sostituire alla natura. Il sistema succhia, come un parassita, la linfa della natura per ingigantirsi a suo danno. Lo fa con tutti i mezzi di coercizione possibili: l’ignoranza, la stupidità, la suggestione, l’arroganza, la violenza, l’imposizione. L’essere umano assume la funzione di natura quando è vittima, di sistema quando è causa del male altrui. In ogni caso la natura è sempre la parte che soffre”.

Un altro motivo ricorrente nelle Sue opere è lo “specchio rotto”, la presenza di immagini sdoppiate o sovrapposte. Da cosa nasce?

“L’idea dello ‘specchio rotto’ è nata da un episodio reale. Mentre dipingevo il mio autoritratto, lo specchio a cui mi guardavo si rovesciò, rompendosi in mille pezzi. Lo ricomposi incollando tutti i frammenti su un foglio di compensato. Ovviamente non era più come prima, mi dava immagini sdoppiate. Ho preso a prestito da questo avvenimento l’idea dello ‘specchio rotto’ per esprimere, pittoricamente, la frattura o rottura che si è avuta in un particolare momento della storia dell’arte, alla fine dell’800, con l’impressionismo, e con i movimenti di avanguardia che si sono succeduti. Si trattava della disintegrazione dell’integrità classica. Ogni corrente artistica ha estrapolato dall’arte classica una singola componente formale da sviluppare in maniera autonoma. L’avanguardia, nella sua globalità, è, da questo punto di vista, l’analisi approfondita della bellezza del mondo classico. Ne consegue che, attraverso le grandi avanguardie moderne, possiamo meglio apprezzare gli artisti classici rinascimentali”.

Lei è un artista “figurativo”. Questo non La pone automaticamente in opposizione all’arte “astratta”, e quindi contro l’avanguardia?

“Io non sono contro l’avanguardia in quanto tale, ma contro l’avanguardia come esaltazione dell’avanguardia stessa, contro la sua sistematizzazione. Ogni fenomeno storico ha come suo contrario la celebrazione di esso. Il mondo classico ebbe come contraltare il manierismo stereotipato e musealizzato, così come l’avanguardia diviene ‘sistema’ quando scade nel manierismo di alcuni ‘artisti’ mediocri. Credo che delle correnti artistiche del passato dobbiamo salvare l’aspetto migliore e tralasciare il superfluo. Non bisogna, per così dire, ‘gettare via il bambino insieme all’acqua sporca’. Di ogni movimento culturale e artistico si deve ‘gettare via l’acqua sporca’, che appartiene all’esteriorità delle cose, alla superficie, la parte meno significativa, e ‘tenersi il bambino’, che rappresenta la radice di quel determinato movimento”.


Plinio Caio Gracco

E-mail: museogracco@pompeionline.net



© Tiberio Gracco